Il Senato approva ddl ecoreati. Il Sapaf attacca: "Vanifica il lavoro del Corpo Forestale"

20 maggio 2015, Marco Guerra
Il Senato approva ddl ecoreati. Il Sapaf attacca: 'Vanifica il lavoro del Corpo Forestale'
Passo storico per la salvaguardia dell’ambiente. 

Dopo anni di attese, nella notte il Senato ha approvato il ddl sugli ecoreati che introduce i nuovi delitti di inquinamento ambientale. Il testo – sostenuto da Salvatore Micillo (M5S), Ermete Realacci (Pd) e Serena Pellegrino (Sel) - trasforma alcune contravvenzioni in delitti e introduce i nuovi reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale, delitti colposi contro l'ambiente, traffico e l'abbandono di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento al controllo. 

Per ognuno di questi illeciti sono previsti anni di carcere, multe salatissime e aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone. 

Inoltre, i tempi di prescrizione raddoppiano e le pene possono arrivare a 15 anni di reclusione. Significa che da oggi si potrà evitare il blocco dei processi per decorrenza dei termini per disastri come la strage da amianto o l'inquinamento provocato dalla discarica di Bussi alle falde idriche che servono 700 mila persone. 

Il pensiero va anche alla Terra dei Fuochi in Campania e ai tanti siti industriali dismessi nella speranza che finalmente, in Italia, chi inquina inizierà a pagare. 

Sembrerebbe una legge destinata a far cambiare nettamente le cose ma c'è chi non è dello stesso avvisoMarco Moroni, segretario generale del Sapaf, il primo sindacato del Corpo forestale dello Stato per esempio. 

"Purtroppo, da operatori del settore, non possiamo condividere il generalizzato entusiasmo per una legge, quella appena provata sugli eco-reati, che - dice Moroni-  pur costituendo un passo avanti rispetto all'impianto normativo precedente, contiene una serie di vulnus rilevanti che paiono il frutto di un attento e certosino lavoro delle lobbies industriali e delle grandi aziende inquinanti". 

Il motivo? "Il problema principale - spiega - è che, dopo aver finalmente introdotto nel nostro Paese il titolo per i reati ambientali, lo si è "imbrigliato" legandolo alla precipua violazione di disposizioni legislative, regolamentari e amministrative. In buona sostanza, diversamente da altri reati dove le fattispecie sono previste in maniera circostanziata nei codici penale e di procedura penale, il nuovo impianto non si distanzia molto dal precedente sistema fatto da tabelle e parametri che, su input politico e amministrativo, determinavano fino a che punto fosse possibile inquinare. Faccio l'esempio dell'atrazina, un erbicida molto utilizzato dagli agricoltori che spesso ha inquinato fiumi e laghi. Bene, oggi i limiti di atrazina tollerati nelle acque potabili sono molto maggiori rispetto a quelli di 20 anni fa e questo non perché tale sostanza faccia meno male di un tempo, ma semplicemente perché in via normativa sono state alzate le 'asticelle' di riferimento. Così configurato, il nuovo reato ambientale rischia pertanto di essere un'anatra zoppa".

Il Sapaf condivide, da questo punto di vista, le osservazioni del dott. Maurizio Santoloci, magistrato di Cassazione e responsabile della testata giornalistica on line "Diritto all'ambiente", "che già durante l'iter di approvazione della nuova legge sugli eco-reati paventava il pericolo di una normativa ancora soffocata da parametri e tabelle, chiedendo a gran voce una ipotesi di delitto chiara ed immediatamente fruibile, tale da permettere di accertare, prevenire e reprimere i disastri ambientali per quelli che sono: entità fattuali, reali, oggettivamente esistenti sul territorio, che oggettivamente fanno ammalare e morire la gente di tumori".

In conclusione Moroni osserva: "Se da un lato non possiamo non guardare con favore all'aumento delle pene per chi provoca disastri ambientali e al raddoppio dei tempi di prescrizione, dall'altro dobbiamo sottolineare come in caso di omessa bonifica di zone inquinate si sia prevista una minima reclusione da 1 a 4 anni, per la quale basterà patteggiare per evitare il carcere, e soprattutto una multa da 20.000 a 80.000 euro, cifre che rappresentano il nulla per le grandi aziende che possono ora quasi mettere a bilancio la possibilità di inquinare e successivamente non ripristinare e recuperare lo stato originale di un ambiente da loro compromesso". 

E non solo, Moroni sottolinea: "Dalle nuove norme viene fuori che per essere puniti i disastri ambientali debbono essere qualificati come "abusivi" e soprattutto, con l'istituto del "ravvedimento operoso", è stata prevista la possibilità di un "pentimento" per chi inquina attraverso un sostanzioso sconto di pena. Posso dire senza tema di smentita che il prezioso e fondamentale lavoro di prevenzione e repressione dei reati ambientali svolto ogni giorno dal Corpo forestale dello Stato rischia, con la nuova legge, di essere in buona parte vanificato".



autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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