Calcio-scommesse, la passione ormai è per il Dio denaro

20 maggio 2015, Micaela Del Monte
Se c'è una cosa che non vede crisi sono le scommesse. Se c'è una cosa che resta una certezza in una vita di incertezze è il calcioscommesse. Perché anche chi comanda nell'unico "mondo" italiano in cui girano i soldi si sente stretto nella morsa della depressione economica è probabilmente perché ha fame.

Fame di quel potere che dà la possibilità di veicolare la vita di chi in realtà ha fame veramente e vive la passione per il calcio come unico modo di evadere dalle preoccupazioni. E così chi vive di ansia, trepidazione e amore quello sport che nel weekend allevia le pene del vivere oggi nel nostro Paese si ritrova ferito e depredato anche di quella gioia. Perché è tutto finto. È tutto previsto. È tutto acchittato. Coloro che hanno questo potere si sono ritrovati a prendere il posto anche del "Dio Calcio", colui che fa girare una sfera senza nessuna previsione. 

Calcio-scommesse, la passione ormai è per il Dio denaro
Perché nel calcio si dice: "la palla è rotonda". E la palla dovrebbe girare e nessuno dovrebbe sapere dove può arrivare. Ma il pallone non è più tondo, ora ha la forma dei soldi e il "Dio Calcio" si è trasformato nel "Dio Denaro", un'entità che in Italia sembra essere utopia ma che per coloro che gestiscono questi "affari" è molto più che passione. 

È ossessione. E loro il "Dio Denaro" lo conoscono, lo venerano e lo ritengono più importante dello svago, del divertimento e dell'amore. E allora chi se ne importa di chi ha bisogno di vedere quella palla girare e andare dove vuole, truccare è molto più prolifico ed esaltante del "banale" fato e della felicità data dall'imprevedibilità.

Così scommettere sulla Serie A era diventata una cosa troppo grande, troppo palese, troppo evidentemente malata. La soluzione non è stato smettere di truccare, ma puntare le serie minori per dare meno nell'occhio e finanziare più facilmente la corruzione senza insospettire i piani alti. Ma così non è stato perché il male era talmente grande che andava oltre le scommesse e gli esiti truccati delle partite. Andava oltre il calcio, oltre lo sport. Ricatti, sequestri di persona, mafia e finanziamenti esteri. In un ambiente più piccolo il male più grande. L'inchiesta ha infatti preso il via grazie alle intercettazioni di Pietro Iannazzo, ritenuto elemento di vertice dell'omonima cosca che opera a Lamezia Terme, arrestato giovedì scorso in una operazione della polizia contro la 'ndrina

È stato captando alcune conversazioni di Iannazzo nel corso di quella indagine che gli investigatori hanno saputo delle combine su varie partite dei campionati di Lega Pro e Cnd per alterare i risultati al fine di ottenere vincite cospicue con le scommesse. L'inchiesta l'hanno chiamata "Dirty Soccer": un nome internazionale per far capire meglio al mondo un prodotto tipicamente "Made in Italy". Un prodotto italiano soprattutto perché ad essere stato avvelenato questa volta è il calcio nostrano, quello maggiormente legato al nostro territorio, alle regioni, al "popolo". Non ci sono diritti tv, non c'è l'Europa, non c'è una vetrina da allestire e pubblicizzare. In teoria c'è il pallone e il divertimento. 

Ma tutto è andato oltre. "Due gruppi criminali organizzati, tra loro distinti, ma aventi un trait d'union soggettivo, dediti ad architettare frodi sportive, 'combinando' incontri di calcio del campionato dilettantistico e dei tornei professionistici". È quanto ha portato alla luce l'inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta da squadra mobile e Sco secondo quanto scrive il pm titolare delle indagini, Elio Romano, nel decreto di fermo eseguito oggi nei confronti di 50 persone. 

Un'organizzazione, prosegue il pm, "alimentata anche dal denaro che proviene dai 'signori' delle scommesse e cioè personaggi, di cui alcuni ancora non identificati, che vivono in Asia (Kazakistan), nell'est d'Europa (Serbia e Slovenia) ed in Russia e che, comunque, in Italia hanno la loro longa manus nel gruppo criminale. Attraverso la mediazione di dirigenti sportivi disonesti e avventurieri in cerca di facili profitti, i finanziatori stranieri irrorano le casse delle organizzazioni criminali oggetto d'indagine fornendo denaro ai criminali 'nostrani', che lo usano in primis per 'corrompere' i calciatori in modo da avere partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni, sempre senza l'alea propria della scommessa (fatti salvi i casi in cui - per una sorta di perfida nemesi del Dio del Calcio - la combine 'salta', con tutte le conseguenze del caso, generando poi ulteriore attività criminale - a base violenta stavolta - come emerge dai capi di imputazione dedicati alle estorsioni e al sequestro di persona a scopo di estorsione)". 50 i fermi, oltre 70 indagati e 30 squadre coinvolte, ma si teme sia solo l'inizio. 

Non sarà quindi un caso se appena si è allargata l'indagine, appena si è avuta una visione un po' più ampia dell'insieme si trovino dettagli molto più grandi. Ci sono nomi altisonanti e importanti che complicano ulteriormente la situazione. Ma quello che fa pensare, più dei nomi grossi, è la la dimensione di questo sport che molto più della Serie A rappresenta il nostro Paese. 

E questo sport non è altro che un microcosmo nell'universo, un piccolo ingranaggio in una grande macchina e così "Dirty Soccer", come il calcioscommesse, non è altro che un piccolo virus in un corpo più grande e come tale può crescere ed infettare il resto dell'organismo, ma c'è anche la possibilità che sia solo uno dei tanti virus ad infettarlo. 

Ed è questo il motivo per cui questa inchiesta fa paura, perché è di certo può diventare qualcosa di più grande, o potrebbe semplicemente già esserlo...
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