Buona Scuola per Ferrero (Prc): “La riforma di estrema destra e stile Marchionne"

20 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Buona Scuola per Ferrero (Prc): “La riforma di estrema destra e stile Marchionne'
“La Buona Scuola di Renzi è una riforma di estrema destra”. Netto il giudizio di Paolo Ferrero, segretario del Prc, nell’intervista a Intelligonews subito dopo l’ok di Montecitorio al disegno di legge firmato Giannini-Renzi. 

La figura del preside-manager è di destra o di sinistra?

«E’ di estrema destra, molto simile al decreto di Mussolini nel 1923, che assegna tutto il potere ai presidi. Diversamente, la scuola e il processo educativo sono basati sul coordinamento, non sulla gerarchia. Per questo, la funzione del preside dovrebbe essere quella di facilitatore e di aiuto nei confronti degli insegnanti per svolgere al meglio il loro compito educativo. Tutto l’opposto della funzione introdotta dalla riforma della scuola di Renzi che in parte è gerarchica, soprattutto nei confronti degli insegnanti che possono essere riconfermati oppure no dal preside. In questo senso io ci vedo connotazioni che definirei ricattatorie. In secondo luogo, il fatto di andare a cercare i soldi dal privati fuori dalla scuola, rappresenta uno stravolgimento complessivo in cui non c’è più la funzione di coordinamento del preside ma quella gerarchica. La logica della riforma Renzi è: in qualche modo si può fare una scuola pubblica che funziona come un’azienda privata che fa bulloni». 

Il ridimensionamento del ruolo dei sindacati nel rapporto con il governo è di destra o di sinistra?

«E’ di destra, ovviamente. Qui il riferimento è quello di Marchionne. Il motivo è semplice: Renzi sta facendo esattamente quello che sta cercando di fare Marchionne nei confronti del sindacato».

La selezione e l’aggiornamento degli insegnanti è di destra o di sinistra?

«E’ di destra nel senso che questa riforma trasforma gli insegnanti in dipendenti del preside e ne stravolge la figura di educatori. Tutto ciò non può funzionare perché, invece, qui il rischio è che a seconda degli orientamenti politici e culturali del preside si determini una scuola che non ha più una funzione pubblica. In più, considerato quello che accade in Italia e che abbiamo visto finora, non mi stupirei se tra qualche anno vi fossero denunce nei confronti di qualche preside per aver chiesto mazzette agli insegnanti in cambio della loro riconferma»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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