I 16 mesi di Jobs Act primo trimestre 2016 incluso: la deriva dei voucher

20 maggio 2016 ore 13:26, Luca Lippi
A 16 mesi dalla introduzione del Jobs Act, quasi una metà dei vantaggi prodotti da questa operazione si sono azzerati. Gli avviamenti al lavoro in forza di questo provvedimento sono stati 19.500 a gennaio 2015 e di questi ne sono rimasti 10 mila. Antonio Verona responsabile del dipartimento Mercato del lavoro dice: “In molti casi si tratta di aziende che non mantengono più l’occupazione promessa o falliscono. Altre volte sono persone, soprattutto giovani, che nel frattempo hanno trovato una collocazione più adeguata alle loro aspettative”. 
Il dato di fatto è quello che il 45% di quei contratti è finito in nulla e “gli incentivi messi a disposizione dallo stato non hanno cambiato la situazione sociale”. Il tasso di disoccupazione calcolato dall’Istat resta intorno all’8%, con qualche zero virgola in più o in meno. Per altro, conclude Verona, “l’occupazione non garantisce più l’esclusione dalla povertà a seguito dei tanti lavori, discontinui e marginali, che, sebbene per l’Istat siano identificabili come occupati, a causa della loro saltuarietà non permettono un progetto di vita”.

I 16 mesi di Jobs Act primo trimestre 2016 incluso: la deriva dei voucher

Se analizziamo il 2015, confortati dalle rilevazioni Inps di ottobre 2015, tra gennaio e ottobre il numero totale di nuovi contratti è pari a 574.765 di cui 101 mila a tempo indeterminato (comprendenti sia contratti a tutele crescenti che contratti del vecchio tipo) e 473.765 a termine. 
A questi vanno aggiunte le trasformazioni, 406.691. Inoltre, nei primi dieci mesi del 2015, sono stati venduti 91.867.175 voucher, una trend che sembra non arrestarsi e che interessa sempre più lavoratori. Dal dettaglio mensile si nota che a ottobre i contratti a tempo indeterminato netti registrati dall’Inps sono 2.759, mentre quelli a tempo determinato 11.516. Una differenza che non si riduce nel tempo, a riprova che i contratti favoriti dalle imprese sono quelli a termine, nonostante gli sgravi e gli spot pubblicitari sui saldi di fine anno. A questo si aggiunge che da gennaio 2016 gli sgravi sono diminuiti ed ecco spiegata la drastica riduzione di occupazione rilevata sempre dall’Inps il 18 maggio.
In sostanza, il mercato dell’occupazione non ha avuto la ripresa che si sperava. Lo dimostrano gli ultimi dati ricavati dalle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro e rielaborati dal centro studi della Camera del Lavoro: nei primi quattro mesi del 2016, da gennaio ad aprile compreso, sono 48.721 le persone che hanno avuto un contratto a tempo indeterminato contro le 63.794 dello stesso quadrimestre del 2015. Questa riduzione del 30%.
Più di un terzo dei nuovi contratti si riferiscono al commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli; trasporto e magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione. In sostanza, pochi contratti concentrati in settori a basso valore aggiunto e produttività, minando la già gracile condizione strutturale della nostra economia.
Oltretutto il crescente ricorso ai voucher non è altro che l’esaltazione del precariato, e il precariato non produce reddito disponibile per la crescita dei consumi. 
Ribadiamo anche un altro concetto, il ministero del Lavoro ha cambiato le regole sui centri per l’impiego, depotenziandoli a favore delle agenzie interinali. E contestualmente ha eliminato l’obbligo a iscriversi alle liste di disoccupazione per ottenere i sussidi. Risultato: molti disoccupati spariscono dai radar dell’Istat e di altre rilevazioni ufficiali, creando l’illusione di una disoccupazione in calo.
I giovani occupati attraverso Garanzia Giovani non vengono pagati da mesi. Vogliamo considerarli degli occupati va bene, ma servono solo a muovere i numeri ma di certo non i redditi, motivo per cui il Jobs Act da 16 mesi tenterebbe “costosissimamente” di defibrillare per far ripartire i consumi.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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