Roma, Storace (La Destra): “Candidato competitivo con la Raggi si chiama solo Alfio Marchini"

20 maggio 2016 ore 15:15, Lucia Bigozzi
“I sondaggi? Tutte balle. Il candidato competitivo con la Raggi si chiama solo Alfio Marchini e lo sa tutta Roma. Votare Meloni o Giachetti significa votare Raggi per interposta persona”. Nella conversazione con Intelligonews, Francesco Storace, leader de La Destra, legge così, in controluce, i dati del sondaggio Demos che fotografano il gradimento dei romani sui candidati sindaco che si contendono il Campidoglio. 

Meloni batte Marchini di dieci punti percentuali e la Raggi viene data al 30 per cento. Come legge i dati del sondaggio Demos?

"E’ evidente che il candidato competitivo con la Raggi si chiama solo Alfio Marchini, lo dicono tutti i sondaggi. La Meloni sta facendo una partita interessante dal suo punto di vista e da quello del suo partito, ma lei l’ha mai visto un sondaggio nel quale il candidato che va fortissimo ha le liste inferiori a quelle del candidato che andrebbe malissimo? La somma l’avrà vista no? E’ una roba che non sta nemmeno sulle figurine: alla Panini lavoravano più seriamente".

Roma, Storace (La Destra): “Candidato competitivo con la Raggi si chiama solo Alfio Marchini'
E allora dica qual è la potenzialità di Marchini.

"Marchini è il candidato che se arriva al ballottaggio vince e questo lo sa tutta Roma. Poi, i faziosi dicono: no, no la Meloni, Giachetti… però votare Meloni o Giachetti significa votare Raggi per interposta persona".

Demos dà la Raggi al 30 per cento. Cosa le dice questo dato, che il voto a Roma sarà un voto anti-politico?

"Il 30 per cento vorrebbe dire 300 mila voti circa a Roma. Noi in questa città siamo 2 milioni e 800 mila abitanti, non mi pare che l’antipolitica abbia questo vistoso successo sociale, sicuramente istituzionale se vince, tuttavia il tema della rappresentanza sociale è il deficit di democrazia in queste comunali emerge in maniera clamorosa, perchè un tempo eravamo figli del proporzionale e c’era la fotografia delle forze in campo: poi con l’introduzione del maggioritario si sono cercate le alleanze vaste. Con la concezione dell’alleato da qualunque parte – a destra come a sinistra - l’obiettivo di fondo è diventato far fuori l’altro e si va a vincere col 25-28 per cento di quelli che vanno a votare". 

Rampelli su Raggi data al 30 per cento dice che non arriverà al ballottaggio. Lei che ne pensa? 

"I candidati sono quattro, due di questi non arriveranno al ballottaggio, chi lo può dire? Questa è una partita per cui la gente esce di casa la domenica mattina decidendo di votare in un modo poi strada facendo può cambiare il voto. I sondaggi sono tutte balle, io sono convinto ad esempio che Marchini sarà votato da quel blocco romano che nei decenni scorsi fece la fortuna della Dc negando di votare Dc".

Cosa risponde a Rampelli che individua in Marchini “un cavallo di Troia del Pd”?

"Rampelli ogni giorno ne dice una e oggi ha detto questa. Fatto sta che lui è candidato contro il Pd è un po' come bizzarra come tesi… Hanno detto pure che aveva partecipato alle primarie del Pd poi gli chiedi quanti voti ha preso e nessuno lo sa perché non ci ha mai partecipato…"

Se dovessero andare al ballottaggio Raggi e Giachetti, dopo il voto di giugno, come e se ricostruire il centrodestra?

"Io credo che questo sia un centrodestra che ha deciso di suicidarsi perché la Meloni sicuramente sta facendo una partita interessante dal suo punto di vista, ma al posto suo un leader politico anziché fare tutte queste giravolte, metteva in campo il candidato che poteva vincere, anche Marchini poteva essere, e faceva un’Opa sul candidato in grado di battere la sinistra. Invece ha preferito spaccare con la girandola di candidati che abbiamo visto. Io ho rinunciato alla candidatura, Bertolaso non lo ha fatto ed è un mistero curioso. Risultato: un potenziale del 35-40 per cento rischia di essere dissipato dall’egoismo". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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