Vizi e virtù del voto segreto

20 marzo 2013 ore 10:45, Federico Canzi
Vizi e virtù del voto segreto
È bastata l’elezione del presidente del Senato, dove il voto è a scrutinio segreto, che sono riemersi i cosiddetti “franchi tiratori”. Questa volta a dissociarsi dalla linea ufficiale del partito, dietro lo scudo della segretezza, sono stati però alcuni senatori del M5S. Beppe Grillo, già critico sull’assenza di vincolo di mandato per i parlamentari, ha così duramente censurato il voto segreto che, a suo dire, non avrebbe senso perché l’eletto dovrebbe sempre rispondere delle sue azioni ai cittadini, con voto palese.
In effetti il fenomeno del voto segreto è da tempo oggetto di forti critiche. Se da un lato garantisce l'autonomia del parlamentare di fronte a controlli e pressioni di partito o lobbies, dall’altro può sminuire la necessaria responsabilità dell’eletto dinnanzi all’elettore: che, per inciso, ha tutto il diritto di sapere come votano i suoi rappresentanti, soprattutto rispetto a questioni decisive per la propria scelta di voto. È per questo che i regolamenti interni di Camera e Senato stabiliscono comunque, come principio generale, che le votazioni avvengano a scrutinio palese: la segretezza è un’eccezione, prevista tra le altre ipotesi nelle votazioni riguardanti persone. Qui a prevalere è l’autolegittimazione del Parlamento e la libertà di coscienza dei suoi componenti che non possono essere costretti, in alcun modo e da nessuno, a rivelare all’esterno il proprio voto. Nel momento attuale è però difficile trovare valide giustificazioni a favore della segretezza. Tanto più se si considera che, nella dialettica democratica elettore-eletto-partito, il cittadino appare già decisamente sacrificato dal fatto di non poter scegliere i propri rappresentanti parlamentari. Se pertanto lo scrutinio deve rimane segreto al momento del voto, il parlamentare dovrebbe avere comunque l’onere – non solo la facoltà – di far conoscere nelle modalità più opportune la propria scelta; sottoponendo così il suo voto ad una verifica popolare, quantomeno a posteriori, nel nome di una maggiore trasparenza e responsabilità scevra da tatticismi politici.
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