Un governo da Lupi: non c'è il reato, ma c'è uno zampino

20 marzo 2015, Marta Moriconi
Un governo da Lupi: non c'è il reato, ma c'è uno zampino
Caso Grandi Opere. Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi oggi darà le dimissioni dopo l'informativa alle 11 come annunciato a Porta a Porta ieri sera. 

Dubbi e punti oscuri non mancano. Il gesto, legato a un discorso di opportunità politica perché il reato non c'è, pone una questione sul tavolo: Lupi che c’entrava in tutto questo? Che cosa ci ha guadagnato? 

Nell’ordinanza emerge una risposta chiara: nulla (infatti -va ripetuto- non è indagato). 

Ma soprattutto si parla di un “sistema” di miliardi di euro che coinvolge il Ministero, e quello che riguarda le tasche del ministro ciellino è solo la famosa storia dell’orologio dato al figlio, un abito di sartoria del valore di 700 euro regalato da tre persone a un collaboratore del ministro non collegabile a favori, dolci e regali fatti a collaboratori del ministro in prossimità del Natale. Moralmente discutibile, ma nulla di più. 

Il dunque è a pagina 257.  

Sotto la voce «favori resi al ministro Lupi e ai suoi familiari» si scopre che tra le presunte utilità per il ministro ci sarebbe anche il fatto che il cosiddetto “uomo di Lupi” avrebbe inoltrato via email il curriculum di un giovane ingegnere ad alcuni imprenditori. 

Un neolaureato amico del figlio di Lupi che cerca lavoro. Che reato è un ragazzo che sogna di andare a fare un’esperienza in Russia e chiede un aiuto? Tanto più che sarebbe stato inoltrato ai due imprenditori il suo Cv per fargli dare "un’occhiata" e non per dire "assumetelo". 

E qui un altro passaggio importante: l’ordinanza non riporterebbe una risposta, dunque si presume non vi sia stata.

La conclusione è una: l'opportunità politica delle dimissioni coincide con quella di Renzi? Tra i nomi in pole per la poltrona che verrà lasciata per ora appaiono quelli dei fedelissimi Graziano del Rio e Luca Lotti. Chissà che Alfano non decida, magari, di mollare la poltrona per mandare un messaggio chiaro al premier... Perché anche su Alfano ora gli occhi sono puntati.

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