L'Onu rivela il vero volto dell’ISIS: esecuzioni di massa, stupri, torture

20 marzo 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

L'Onu rivela il vero volto dell’ISIS: esecuzioni di massa, stupri, torture
L’attentato al museo del Bardo di Tunisi rivendicato dall’ISIS è solo una faccia della cinica crudeltà dei membri del Califfato.
Ne avevamo sentito parlare solo attraverso filmati rilasciati in rete e sporadici racconti. Ora, a far luce sui metodi inumani e brutali adottati da questi tagliagole assetati di sangue è una raccolta di testimonianze dirette contenute in un rapporto stilato dall’ONU.

Uccisioni di massa ai danni di gruppi etnici e religiosi, stupri, aborti forzati e violenze sessuali, reclutamento di bambini nelle fila del loro esercito e attacchi efferati contro ogni sorta di oppositore politico. Questo basta all’ONU per ipotizzare la presenza di tutti e tre i più gravi crimini internazionali: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Nelle pagine del rapporto scorrono le storie e i racconti raccapriccianti di testimoni e vittime riuscite a fuggire dal braccio della morte dei predicatori d’odio. Yazidi, Cristiani e Sciiti i gruppi religiosi maggiormente presi di mira dal Califfato, contro cui sono state condotte vere e proprie esecuzioni di massa e sparizioni forzate. Interi villaggi letteralmente svuotati dei loro abitanti, case e proprietà sequestrate e bruciate, diverse famiglie trucidate con una spregevolezza inaudita. Per i fedeli che rifiutano di convertirsi alla causa islamica il solo e unico destino è la morte. “Vedrai cosa ti succederà ora, brutto pagano e infedele del cazzo”. Sono espressioni del genere che preannunciano le fucilazioni di gruppo degli ‘infedeli’ devoti ad altre religioni. Massacri compiuti con una lucidità agghiacciante. Perché l’unico obiettivo è annientare il diverso, chiunque possa arrecare una minaccia all’avanzata jihadista.

La furia omicida si scatena contro uomini e ragazzi di ogni età, separati dalle loro famiglie e brutalmente torturati, massacrati e uccisi nel giro di pochi giorni. Per i sopravvissuti è difficile, se non impossibile, dimenticare le grida e le urla di dolore dei loro compagni di sventura, colpiti ripetutamente con cavi elettrici e sottoposti a sevizie corporali che  compromettono seriamente le loro capacità fisiche e psichiche.

Una sorte non meno cruenta spetta alle donne. Ridotte in stato di schiavitù, vendute come schiave del sesso, seviziate e costrette a sposarsi con i combattenti jihadisti a seguito di un ‘rito propiziatorio’. È una testimone a raccontare come si svolge l’iniziazione di ciascuna donna, ricordando la tragica vicenda di due ragazzine, di soli 15 e 18 anni, condotte con forza in una stanza dove ad attenderli c’erano due uomini. 

Dopo circa venti minuti, le due ragazze sono ritornate in uno stato di shock, con i pantaloni macchiati di sangue. Un’altra donna di 19 anni racconta di aver subito lei stessa un aborto forzato per mano di un medico che a più riprese si è seduto sul suo stomaco cercando di uccidere il nascituro, al grido di “questo bambino deve morire perché è un infedele! Io posso creare un bambino musulmano!”. 

Per non parlare delle centinaia di bambini forzatamente separati dalle loro famiglie per essere arruolati nei ranghi dell’ISIS dopo essere stati sottoposti a una ferrea formazione militare e religiosa. “Ti stiamo iniziando alla jihad. Devi essere forte. Sei un ragazzo dello Stato Islamico ormai”. Queste le parole degli jihadisti ripetute come un mantra mentre insegnano a imbracciare un fucile e a sparare, inculcando negli adolescenti lo stesso sadismo con il quale si fanno strada a colpi di teste mozzate e corpi bruciati.

Storie e racconti che si ripetono con una regolarità sconcertante e che mettono in luce il clima di terrore e orrore vissuto non solo dai sopravvissuti, ma anche da chi assiste alla scomparsa dei propri cari, confidando in un ritorno che giorno dopo giorno stenta a materializzarsi. “Perdere mia moglie e i miei figli è il peggior incubo che un uomo possa immaginare”, dichiara un uomo disperato dopo aver assistito inerme al rapimento dell’intera famiglia.

Mentre la comunità internazionale continua a tergiversare rispetto alle azioni da adottare per fronteggiare questa crescente minaccia, il numero dei caduti per mano del Califfato cresce a dismisura. Al di là dei kalashnikov e delle bombe a mano si nasconde dunque un mondo di atrocità e barbarie che troppo spesso viene lasciato in secondo piano. Ma che ora, dopo l’attentato a Tunisi e l’avanzata dell’ISIS in Libia, bussa prepotentemente alle nostre porte.

autore / intelligo
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