Ocse e Confidustria "positivi", ma non è il Jobs Act la riforma che serve alla crescita

20 marzo 2015, Luca Lippi
Ocse e Confidustria 'positivi', ma non è il Jobs Act la riforma che serve alla crescita
L’Ocse aumenta le stime di crescita del Pil da 0,4% a 0,6% per il 2015, e da 0,3% a 1,3 per il 2016. Anche Confindustria “prevede” segnali positivi, tuttavia le reazioni sono lievemente diverse; quella di Matteo Renzi è di euforia per l’imminente uscita dalla crisi che da anni attanaglia il Paese, quella di Squinzi è più “moderata” perché afferma che stiamo comunque “strisciando sul fondo”

La nostra reazione è piuttosto fredda, nel senso che le stime fino ad ora non sono mai state attese, e se mai fossero veritiere, sono decimali di poco conto per un motore che ha bisogno di benzina molto “più potente” per riprendere a ruggire, queste sono solo ridicole boccate di ossigeno sperando che non si rompa il frigorifero!!!

Bruxelles insiste con le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni, urgenti sì, ma che per come sono state messe in campo, sono appena sufficienti per gridare al miracolo di averci messo mano, da qui a parlare di risultati operativi decisivi ce ne corre.

E’ urgente una riforma fiscale! Nonostante i proclami del Governo, la pressione fiscale sui redditi delle famiglie è aumentata del 2%, corrisponde a circa 35 miliardi di euro in più. Sarebbe anche un dato “sopportabile”, ma aggiungendo la riduzione in termini reali della spesa pubblica diventa un macigno al piede di chi deve correre di più per ottenere la metà di quanto aveva solo 5 anni fa!

Il dato Istat di cui abbiamo dato conto ieri è piuttosto preoccupante, non nei numeri, ma nel fatto che la ripresa invocata dal Governo è in larga parte trainata dal commercio estero, mancando questo le prospettive sono assenti. 

La speranza è che il dato Istat sia solamente episodico, è pur sempre una rilevazione mensile, ma di sicuro non fa prevedere segnali positivi.

Aspettiamo il dato di febbraio sulle esportazioni per capire se le previsioni Ocse e Confindustria sono “finalmente” giuste oppure il solito favore alla propaganda. 

Il Governo non ha alcun potere sulla crescita della domanda mondiale, mentre sulle politiche fiscali può fare molto.

Può promuovere investimenti pubblici che si autofinanziano, sono il veicolo più veloce per creare posti di lavoro, più reddito e aumento veloce del Pil. In questo modo può finanziare anche la riduzione della pressione fiscale. Il meccanismo è piuttosto semplice, aumentare investimenti pubblici in grandi opere aumenta automaticamente il Pil, aumenta il gettito (si allarga la base imponibile) e in massimo 24 mesi si può ridurre la pressione fiscale senza spendere un euro.

Il Jobs Act non sarà mai sufficiente; non esistono imprese con prospettive positive che non promuovano assunzioni per sfruttare il mercato. La riduzione del costo del lavoro è una riforma importante per il futuro, tuttavia le imprese oggi ne beneficiano esclusivamente per sostenere la loro situazione economica, ma l’assenza di domanda rimane e le imprese comunque dovranno fare i conti con una realtà sempre più complicata. Incasseranno il bonus del governo e poi metteranno a casa ugualmente tutte le persone assunte grazie al beneficio. 

Il Jobs Act è fondamentale per la fluidità dell’incrocio di domanda e offerta del mercato del lavoro, ma non produce alcun effetto sulla domanda di crescita dei consumi, non basta!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]