Isis, wahhabismo e persecuzione cristiana: dichiarazione choc dall'Arabia Saudita

20 marzo 2015, Luca Lippi
Isis, wahhabismo e persecuzione cristiana: dichiarazione choc dall'Arabia Saudita
Perché si sta sviluppando la persecuzione dei Cristiani, la distruzione delle Chiese e dei simboli religiosi del Cristianesimo? 

Perché adesso e, soprattutto, qual è la forza sottesa che alimenta la protervia del califfato? Troppe domande, dobbiamo andare con ordine. Dobbiamo partire obbligatoriamente da qualcosa che nessuno fino ad ora ha pubblicizzato ma che dovrebbe offrire una luce all’evidenza degli eventi. 

Parliamo per cominciare di Wahhabismo: in breve è descrivibile come un movimento riformatore sorto all’interno della comunità islamica. Saltiamo volentieri tutta la genesi facilmente rintracciabile in internet per arrivare subito alla Storia recente. Noi occidentali possiamo classificare il Wahhabismo in una setta oscurantista, di origini antiche ma molto rispolverata (per ragioni opportunistiche) dal colonialismo inglese già nel secolo scorso. Di fatto è la religione di Stato dell’Arabia Saudita, e dalla sua ideologia s’ispira anche l’Isis. Parlare di Arabia Saudita significa parlare del maggiore alleato dell’Occidente in Medioriente (dopo Israele); parlare di alleati occidentali significa primo fra tutti gli Stati Uniti, e in Europa la Francia e la Gran Bretagna (alleati con la monarchia dei Saud presso cui campeggiano tutte le aziende franco britanniche in affari con l’Arabia Saudita il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e il Barhain). Arabia Saudita e Qatar sarebbero, secondo molti analisti, ispiratori e finanziatori dei gruppi terroristi che si sono infiltrati in Siria (denominati “ribelli democratici” in lotta contro il tiranno Bashar al Assad). 

E’ notizia recente di prove inconfutabili dell’istigazione dei “servizi” occidentali alla rivolta anti Assad. “Ispirare” è un eufemismo per descrivere una vera e propria azione di addestramento e di armamento di gruppi da parte degli Stati Uniti (& Co.), da questo vero e proprio esercito sono fuoriusciti dei gruppi estremisti che hanno formato l’Isis i quali si sono infiltrati in Siria ed in Iraq accanendosi con le minoranze cristiane, sciite e curde. Immediatamente dopo hanno proclamato lo stato islamico. L’Isis trova facilmente accoliti anche in Libia dove concentra le sue formazioni grazie al “vuoto” di potere creato dall’intervento Nato del 2011, e sta pervicacemente combattendo per prendere possesso del Paese e delle sue riserve petrolifere. 

In conclusione l’Arabia Saudita sarebbe a sua volta “ispiratrice” e complice di tanta barbarie, ma questo non si può dire perché l’Arabia Saudita è una sorta di "protettorato" degli Usa e della Gran Bretagna, specialisti della tutela dei diritti umani nei Paesi ostili ai loro interessi. E allora è buono tutto, anche la scioccante dichiarazione del gran muftì di Arabia Saudita che tuona: “Tutte le chiese vanno distrutte”. Alla costernazione statunitense e britannica per le indiscrezioni riguardanti l’accusa di avere armato l’Isis, come risponderanno gli “amici occidentali” alla dichiarazione del muftì Abdul Aziz bin Abdullah?
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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