Caso Cancellieri, Donati (Pd): “Letta ci ha chiesto responsabilità, ma non potrà essere in eterno”

20 novembre 2013 ore 13:30, Lucia Bigozzi
Caso Cancellieri, Donati (Pd): “Letta ci ha chiesto responsabilità, ma non potrà essere in eterno”
“L’8 dicembre il Pd avrà un segretario e una linea politica”. Frase che Marco Donati, parlamentare renziano, usa come premessa al ragionamento sul caso Cancellieri. Intelligonews lo ha intercettato in Transatlantico prima di entrare in Aula per il voto sulle dimissioni del Guardasigilli. Premessa utile a capire il clima e gli imbarazzi dem tra il governo di larghe intese e la corsa alla segreteria del Nazareno.
Onorevole Donati, all’assemblea del Pd Letta ha detto: se bocciate la Cancellieri bocciate me. Non le pare un passaggio un po’ troppo forte? «In assemblea ci siamo confrontati in maniera aperta. Il premier Letta ci ha richiamato al senso di responsabilità evidenziando la necessità di sostenere l’esecutivo in una fase delicata per il paese al di là del fatto singolo. Un passaggio dal valore politico che va oltre la questione delle dimissioni del ministro Cancellieri». Gentiloni in assemblea ha chiesto a Letta che indipendentemente dal voto in Aula si faccia carico di una vicenda che sta creando non pochi imbarazzi nel partito e si adoperi affinchè nei prossimi giorni il Guardasigilli faccia un passo indietro. E’ la linea dei renziani? «Ma qui non si tratta di renziani o altro. Renzi ha sollevato forse in maniera più aperta ed efficace degli altri le ragioni che avrebbero dovuto spingere il ministro a rassegnare le dimissioni nei giorni precedenti. E’ chiaro che il partito sta vivendo su questo tema un disagio e infatti la richiesta di Gentiloni a Letta è stata apprezzata e condivisa da molti parlamentari presenti all’assemblea. Oltretutto Gentiloni si è soffermato sul caso del ministro Idem stabilendo un parallelo con la vicenda che oggi affronteremo in Aula. C’è anche da considerare la delicatezza della fase che stiamo vivendo, sia rispetto alle cose da fare concretamente per il paese, sia relativamente al percorso interno al partito che ci porterà alle primarie dell’8 dicembre. Non solo: in questo momento abbiamo un segretario a tempo ed è chiaro che la fase congressuale si incroci con quella più politica legata all’esecutivo, ma è indubbio che il partito viva una condizione di disagio». Renzi si è speso molto per le dimissioni della Cancellieri ma alla fine ha prevalso la “ragion di partito”? «Renzi ha tenuto una linea chiara e coerente fin dall’inizio. Sul caso Cancellieri anche gli altri candidati alla segreteria Civati, Cuperlo e Pittella si sono espressi più o meno allo stesso modo, seppure con toni diversi. Letta ha voluto dare un’indicazione politica precisa attorno alla quale il partito ha ragionato esprimendo una posizione». In sostanza Letta ha dettato la linea del Pd. Potrebbe accadere di nuovo magari sulla legge di stabilità o su altri dossier strategici? Sarete sempre così responsabili? «L’8 dicembre il partito avrà un segretario votato con lo strumento democratico delle primarie e una linea politica chiara, precisa, definita. Il premier Letta certamente ha esercitato una moral suasion politica determinata dal fatto che in questa fase al Pd manca una linea politica e siamo alla vigilia di un passaggio importantissimo come quello della legge di stabilità. Di fronte a questo, è chiaro che da parte nostra il senso di responsabilità è prevalente e per certi aspetti condizionante rispetto soprattutto all’esigenza di dare risposte concrete al paese. Tuttavia credo che da dicembre in poi il partito debba ritrovare una linea forte con la quale parlare agli elettori e al governo. Aggiungo che il senso di responsabilità non può essere chiesto in eterno e a prescindere». Cosa risponde ai dalemiani che accusano Renzi di aver vinto il primo round dei Circoli con l’appoggio di buona parte della nomenclatura del partito? «Sono accuse strumentali e come tali si commentano da sole. E’ un refrain a corrente alternata e pieno di contraddizioni: quando si è costretti a cedere il passo allora si invoca la nomenclatura e la struttura del partito, quando invece l’obiettivo è diverso va tutto bene. Io penso a un partito aperto, inclusivo, plurale e la mia visione è perfettamente agli antipodi del vecchio clichè. Per questo Renzi è riuscito a fare breccia anche in quella parte del Pd più strutturata che vuole modernizzare il partito e voltare pagina. La contraddizione che rilevo è molto semplice: è ben strano che certe accuse vengano da chi sostiene da sempre l’importanza del ruolo degli iscritti e poi quando gli iscritti si confrontano e si pronunciano democraticamente con un voto, non va più bene. Sono convinto che l’8 dicembre sarà non solo una festa democratica, di partecipazione aperta, ma sancirà anche l’avvio di una nuova fase nella quale il partito ritroverà una linea politica forte e un ruolo da protagonista».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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