Limite uso dei contanti, Librandi (Sc): "Padoan rischia di diventare il David Copperfield dell'economia"

20 novembre 2014, Fabio Torriero
Limite uso dei contanti, Librandi (Sc): 'Padoan rischia di diventare il David Copperfield dell'economia'
Cash o non cash? Questo il dilemma governativo. Sul limite dell’utilizzo dei contanti ieri alla Camera, nel Question Time, si sono confrontati aspramente due esponenti della maggioranza: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e Gianfranco Librandi, esponente di spicco di Scelta Civica e membro della Commissione Bilancio di Montecitorio. Il tema è il rilancio dei consumi, la ripresa economica, favorita o meno dall’abbassamento della soglia per l’uso del contante. 

Abbiamo intervistato il deputato Librandi che rincara la dose. Il ministro Padoan ha dichiarato che l'abbassamento della soglia per l'uso del contante, "se rafforzato da interventi paralleli” può produrre "prevedibili effetti positivi sui consumi".

Librandi, lei, come abbiamo capito, non è d’accordo. Perché? 

“Voglio dire subito che apprezzo la  battaglia del ministro Padoan per il rilancio dell’economia, l’abbassamento delle tasse, la sburocratizzazione dello Stato. E lo ringrazio per questa risposta ma la ritengo insoddisfacente. Il punto è che per ora non si sono visti interventi concreti, a partire dalla “fregatura” sull’Irap:  la retroattività delle aliquote. Padoan rischia di passare alla storia come il portabandiera dell’abbassamento virtuale delle tasse, come il David Copperfield dell’economia italiana”. 

E cosa fare?  

“La drammaticità della situazione economica richiede una spinta ai consumi. Il bonus di 80 euro non basta certo a rilanciare il nostro Paese e a farlo uscire dalla congiuntura! Mi chiedo se il ministro abbia valutato gli effetti della limitazione all’uso dei contanti sui consumi italiani e anche degli stranieri? ”. 

Ma, ha dichiarato sempre Padoan, che "In Italia l'uso del contante è superiore a quello di alcuni paesi europei e vicino a quello di Spagna e Grecia". Cosa risponde? Il paragone regge e basterebbe questo come buon motivo per adeguarsi agli altri?

“Ma se molti Paesi europei si muovono in una direzione opposta a quella italiana! E non è certo un caso. Lo sapete che la Germania, prima economia europea, non impone limiti all’uso del contante, nonostante l’economia sommersa incida sul suo Pil per il 10% circa? Ricordo poi gli esempi della Spagna (con il limite a  2.500 euro) o della Francia (con il limite a 3000). Chiedo al ministro se intenda procedere a una modifica della disciplina italiana armonizzandola maggiormente con quella vigente negli altri Paesi dell’Ue”. 

  Però il ministro, che spinge sull’uso delle carte di credito, ritiene che questa misura sosterrebbe la lotta contro l’evasione fiscale. E ricorda che il contingentamento del contante  era stato già deciso nel 2011, e addirittura fa riferimento alla prima misura nel ’91. 

“La carta di credito? Non sarà certo lo strumento che ci permetterà di battere l’evasione fiscale. Lo so io, come lo sa il ministro. E poi mi chiedo: sa quanto costano agli italiani le carte di credito? La sua risposta, infatti, è stata incompleta. E’ vero che l’uso del contante da noi incide dello 0,52% sul Pil, per un ammontare di circa 8 miliardi di euro; ma se il costo sociale complessivo degli strumenti di pagamento raggiunge quota 15 miliardi, un’altra buona metà riguarda necessariamente l’uso delle carte di credito e di debito. Non mi sembra una cosa da poco. Sul resto, poi, è vero che i contanti in tasca li ha limitati ulteriormente Monti, però un conto è un’iniziativa nell’ambito della razionalizzazione finanziaria e della trasparenza fiscale, un conto è bloccare tutto il resto, scelte che porteranno a una sicura ed irreversibile contrazione dei consumi”. 

Parliamo degli italiani. Come percepiranno un ulteriore limite all’utilizzo del contante?  

“Resto convinto, e l’ho detto ieri al Question time, e lo ripeto, che non possiamo rischiare di favorire sempre le altre nazioni. Gli italiani vanno aiutati diversamente, così si produrranno solo effetti depressivi sui consumi sia nazionali che di stranieri e di conseguenza sulla nostra economia”.
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