Ma quante tasse paghiamo? All'Italia il record negativo in Europa

20 novembre 2015 ore 10:59, Luca Lippi
Ma quante tasse paghiamo? All'Italia il record negativo in Europa
Secondo il Rapporto "Paying Taxes" di Pwc, l'Italia si conferma nel 2014 maglia nera in Europa per  la pressione fiscale sulle imprese, calcolato tramite il Total Tax Rate, attestatosi al 64,8% dei profitti, in lieve calo dal 65,4% dell'anno precedente, ma nettamente al di sopra della media mondiale, che è stata lo scorso anno del 40,8%. Attenzione però, perché l’indicatore  Total Tax Rate non rappresenta la pressione fiscale! È utile far presente che il Paying Taxes è una cosa molto seria, ed è un indicatore particolarmente attenzionato dalla Baca Mondiale. La Banca Mondiale  comprende due istituzioni internazionali: la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS) e l'Agenzia internazionale per lo sviluppo (AID o IDA), che si sono prefissate l'obiettivo di lottare contro la povertà e organizzare aiuti e finanziamenti agli stati in difficoltà. La sua sede è a Washington e fa parte delle istituzioni specializzate dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. 

Cerchiamo di spiegare meglio questo indicatore cosa ci segnala realmente: Il Total Tax Rate tiene in considerazione tutte le imposte pagate dalle imprese, in percentuale dei profitti maturati, ovvero le imposte sugli utili, i contributi previdenziali, le imposte sui dividendi, sui capital gain, sulle transazioni finanziarie, le tasse sui rifiuti, sui veicoli, sui trasporti e simili. Esso esprime, quindi, effettivamente l'incidenza di tutte le tasse e le imposte sui profitti di un'impresa. Tuttavia comprende anche il connesso carico amministrativo per versamenti d'imposta e adempimenti vari.  I due fattori sono misurati di anno in anno sulla base di tre indicatori: il Total Tax Rate (carico fiscale complessivo per le imprese, da non confondere con la pressione fiscale), il tempo necessario per gli adempimenti relativi alle principali tipologie d'imposta e di contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) e il numero di versamenti effettuati.

Il costo del lavoro su questa percentuale ha inciso per il 40%,  tuttavia i dati indicano un lieve certo miglioramento nell'ultimo decennio, essendo scesa la pressione fiscale sulle imprese italiane dal 76,9%. Resta il fatto che sulle 189 economie del pianeta esaminate, il nostro paese si trova in fondo alla classifica, alla poco invidiabile posizione 137. La difficile posizione dell’Italia non si evidenzia solo in termini di quantità di tasse pagate, bensì anche delle ore necessarie per gli adempimenti nell'anno, pari a 269 ore, più delle 261 della media europea e delle 173 dei paesi Efta (European free trade association). Inoltre, le scadenze da rispettare sono risultate 14 contro le 11,5 della media europea.

Fabrizio Acerbis spiega: “Ricordo che il Rapporto 2016 si riferisce all'anno fiscale 2014 e non accoglie necessariamente, nella metodologia del caso preso a base, tutte le modifiche in materia di fiscalità introdotte nei Paesi. La classifica pubblicata oggi non riflette alcuni interventi legislativi italiani che, pur operando in chiave di semplificazione o di riduzione del carico fiscale complessivo, o non sono rilevanti rispetto al caso base (ad esempio il bonus 80 euro) o assumeranno rilevanza nelle future rilevazioni (ad esempio la deduzione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap o gli sgravi contributivi per nuove assunzioni). Vi è da aggiungere che la pressione fiscale e il costo di compliance non esauriscono i temi intorno alla fiscalità: la stabilità delle norme, la certezza interpretativa, i tempi del contenzioso, influiscono direttamente sulla competitività dei singoli Paesi. Un sistema fiscale fatto di norme stabili e chiaramente interpretabili ha effetti immediati sulla capacità competitiva, anche se non catturati nelle rilevazioni Doing Business".

Certo che se dovessimo calcolare anche, i casi in cui aziende (come i privati) spesso per intasamento di tasse e gabelle si trovano a pagare tasse sulle tasse, senza considerare i costi ormai divenuti ricorrenti nella gestione dei ricorsi o pagamenti in ravvedimento operoso, probabilmente saremmo in una posizione assai peggiore di quella segnalata dal Total Tax Rate.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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