Parigi? Not in my name! Chaouki spiega: "Domani proteggiamo anche il Giubileo: sarà una giornata storica"

20 novembre 2015 ore 10:00, Marta Moriconi
La manifestazione nazionale "Not in my name" di domani a Roma alle ore 15, promossa dalle comunità islamiche italiane, è indubbiamente coraggiosa. Mentre scriviamo la Sinagoga di Roma è stata definita "a rischio", siamo al quarto allarme bomba nella metro della Capitale, e a Mali un hotel di lusso è stato sequestrato con i suoi ospiti stranieri da un gruppo presumibilmente jihadista. Abbiamo intercettato Khalid Chaouki, deputato Pd e coordinatore dell'Intergruppo parlamentare immigrazione, che sta sostenendo l'iniziativa. A lui abbiamo chiesto stato d'animo e il senso di una mobilitazione proprio ora e così variegata... 

Parigi? Not in my name! Chaouki spiega: 'Domani proteggiamo anche il Giubileo: sarà una giornata storica'
Perchè domani scendete in campo? Ci ricorda il valore di questa manifestazione? 

"Domani è un giorno storico per l'Italia, per il nostro Paese. C'è stata una risposta importante da parte delle comunità islamiche nazionali, ma anche da parte delle moschee di diverse città; ci saranno poi associazioni di donne, giovani, medici, singoli cittadini di religione musulmana, oltre all'adesione di tante personalità e associazioni religiose cattoliche e non. E' un appuntamento importante e le comunità musulmane si stanno mobilitando e contano di avere una partecipazione all'altezza delle attese e della sfida".  

Abaaoud e altri terroristi avrebbero fatto avanti e indietro dalla Siria. Come si può separare il rifugiato dal terrorista? Le forze dell'ordine sono in grado di distinguere con sicurezza le due figure, o il terrorista potrebbe usare questa strada per arrivare in Europa?  

"Credo che data la delicatezza del momento, e dopo la strage di Parigi, considerando le possibili reazioni dell'Isis dopo l'attacco in corso franco-russo, si debba aumentare il monitoraggio dei canali d'accesso all'Europa. Magari vanno rallentate le procedure di identificazione, ma sicuramente occorre fare un lavoro di monitoraggio più intenso sopratutto sui Balcani e dalla Turchia. Senza alimentare paure inutili però. Ora, in questa fase tanto delicata, è necessaria una valutazione europea sui punti sensibili ai confini". 

Tanto più ora la piazza di domani si dimostra anche coraggiosa. In questo frangente, in cui la Sinagoga di Roma è definita a rischio, un hotel di lusso di Mali sta subendo un attacco jihadista, San Pietro è un obiettivo sensibile, che valore ha scendere in campo? 

"Io credo che domani simbolicamente questa piazza composta da musulmani in prima fila, insieme ad altre religioni, sarà la migliore protezione e tutela per la nostra città, per il Giubileo, per la nostra società". 

Chiudiamo sugli identikit dei terroristi. Cosa scatta e dove è l'errore anche nelle comunità musulmane, se molti di loro all'inizio erano perfettamente integrati?  

"Sicuramente c'è un problema di formazione degli imam che devono essere impegnati in un percorso di cittadinanza, di valori condivisi con le società in cui vivono, e in secondo luogo serve un monitoraggio delle autorità pubbliche sulla propaganda sul web che rimane la fonte principale per il reclutamento". 
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