Open Data: un business europeo ma l'anagrafe dati "sensibili" spaventa

20 novembre 2015 ore 11:27, Luca Lippi
Open Data: un business europeo ma l'anagrafe dati 'sensibili' spaventa
Cos’è un open data? Sono dati liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono l'obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta, nello specifico la denominazione Open Data si riferisce alle informazioni raccolte, prodotte o pagate dagli enti pubblici che possono essere liberamente utilizzate, modificate e condivise da chiunque per qualsiasi scopo. Secondo una stima arrivata da Capgemini Consulting (società multinazionale attiva nei settori della consulenza aziendale, dell'outsourcing e della fornitura di servizi professionali), si stima che gli Open Data creeranno valore economico in Europa per 325 miliardi di euro nel periodo 2016-2020. I dati emergono a seguito della richiesta giunta dalla commissione Europea che finanzia l'implementazione dell'infrastruttura Open Data in Europa. Il programma europeo che si occupa di questa fase cruciale di sviluppo delle tecnologia a livello europeo è denominato Connecting Europe Facility e vuole sfruttare il potenziale multimiliardario sei “dati aperti”.

La funzione principale dello sviluppo degli Open Data è quella dell'aumento delle transazioni sul mercato, la creazione di posti di lavoro attraverso la fornitura di servizi e prodotti basati sugli Open Data, il risparmio sui costi e una maggiore efficienza. Impiegare con efficacia le funzioni offerte dagli Open Data potrebbe far risparmiare, secondo le ricerche effettuare da Capgemini Consulting, 629 milioni di ore di inutile attesa sulle strade dell'UE e contribuire a ridurre il consumo di energia del 16%. Nel 2020 i risparmi accumulati sui costi per le pubbliche amministrazioni che utilizzeranno gli Open Data nei paesi EU28+ (i 28 paesi dell’Ue più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) dovrebbero raggiungere 1,7 miliardi di euro; al raggiungimento di tale scopo è necessario portare a maturazione completa l’elaborazione e l’implementazione delle informazioni disponibili in Open Data.

Domenico Leone di Capgemini Italia dice: “In un mondo di persone e cose sempre connesse, sia i cittadini che le aziende e le organizzazioni devono poter visualizzare i dati in modo migliore, più veloce e completo per sostenere il processo decisionale. Il portale fa esattamente questo. Abbiamo adottato un approccio olistico che considera gli ambienti politici favorevoli agli Open Data, l'impatto previsto, lo sviluppo di portali e la loro maturità e, infine, i principali ostacoli che devono essere affrontati”.

I report Capgemini forniscono una serie di raccomandazioni al fine di accelerare l’adozione degli Open Data nei paesi EU28+:

•         Aumentare la conoscenza degli Open Data tra i cittadini e le aziende;

•         Adottare per gli Open Data un modello di costo gratuito, per quanto possibile, in modo da incoraggiarne il riutilizzo;

•         Aggiungere funzionalità base ai portali per aumentare la facilità d’uso e stimolarne il riutilizzo;

•         Massimizzare l’impiego di analytics del sito allo scopo di conoscere meglio la tipologia di utenti e le loro finalità di utilizzo per ottimizzare i contenuti e i servizi offerti;

•         Sviluppare linee guida nazionali che si occupano di questioni come i domini di priorità e la frequenza di rilascio dei dati per contribuire a sostenere le iniziative locali;

•         Misurare il successo di un’iniziativa Open Data per aiutare a identificare i benefici e i margini di miglioramento.

L’implementazione del portale Open Data europeo è curata da Capgemini Consulting in collaborazione con Open Data Institute (ODI), Intrasoft Internazionale, Tempo lex, Sogeti, Università di Southampton e Fraunhofer Fokus per conto della Commissione Europea. Ma è così vitale implementare quella che potrebbe diventare una gigantesca “anagrafe dati sensibili” prima ancora che solo uno strumento di sviluppo?

autore / Luca Lippi
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