Perché Draghi deve aumentare l’inflazione?

20 novembre 2015 ore 15:17, Luca Lippi
Perché Draghi deve aumentare l’inflazione?
L’eurozona è da almeno un anno in deflazione, la questione ha fatto emergere l’esigenza di sollecitare la Bce e Mario Draghi ad armare il famoso bazooka, in una parola il Qe. La deflazione  provoca un enorme problema per i banchieri centrai, che si trovano alle prese con le difficoltà di realizzare scelte di politica monetaria in uno scenario di interesse a tassi zero. Il dibattito sull’argomento nell’Ue ha diversi anni, la Germania chiese di aumentare i tassi di interesse al fine di tutelare maggiormente il risparmio. Paul Kirchhof, tributarista conservatore che sarebbe dovuto diventare ministro delle Finanze in Germania se la Merkel avesse vinto le elezioni nel 2005, poi pareggiate anche per le proposte shock dello stesso giurista, ha perfino proposto di inserire in Costituzione un tasso minimo di interesse per proteggere l’accumulo di denaro. Un’idea bocciata con sarcasmo da Wolfgang Münchau (editorialista del Financial Times, giornale di riferimento della finanza europea) che l’ha ritenuta equivalente a fissare il prezzo di una bottiglia di birra: “ Il tasso di interesse è un prezzo di mercato. Il fatto che le banche centrali lo fissino temporaneamente non cambia nulla”.

La Bce nei fatti non sta mantenendo la stabilità dei prezzi che è il suo obiettivo, ed è l’obiettivo di tutte le banche centrali,e quindi fatica a fare uscire l’Europa dalla deflazione. In tutto questo si inseriscono le immagini propagandistiche di vittoria sulla deflazione dopo il Qe, ma nella sostanza, si sta solamente correggendo la china, per poter cantare vittoria bisogna raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione, e al momento ne siamo lontanissimi, al punto tale che Draghi sta manifestando diverse perplessità e sta promuovendo (per rassicurare i mercati) un ampliamento o un allungamento del programma di alleggerimento monetario.

La scivolata deflazionistica, dunque, al momento è stata arrestata, ma da qui a parlare di ritorno a una sana inflazione la strada è lunghissima!  l’obiettivo di crescita dell’inflazione al 2%  è stato fissato dalla Banca Centrale Europea proprio per avere un margine di manovra qualora la leva deflazionistica si azioni, è dunque arduo e complicato utilizzare una leva (l’inflazione) per un’altra leva (la deflazione), quando è necessario usare una leva per non fare azionare l’altra! Dunque oggi Draghi è nuovamente pronto ad agire rapidamente per fare risalire l’inflazione, come? 

Draghi  ha deciso di modificare il programma di acquisto di asset, il cosiddetto quantitative easing (Qe), e il tasso sui depositi, non lo deduciamo, lo dice proprio il presidente della Bce: “ Se decidiamo che l'attuale traiettoria della nostra politica non è sufficiente per raggiungere l'obiettivo, faremo quello che dobbiamo per aumentare l'inflazione nel più breve tempo possibile. Questo è ciò che il nostro mandato di stabilità dei prezzi ci richiede”.

L’azione: la Bce agisce secondo quanto dichiara Mario Draghi come segue: “Se concludiamo che la bilancia dei rischi per il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi a medio termine è inclinata al ribasso, agiremo, utilizzando tutti gli strumenti disponibili all'interno del nostro mandato, il Qe è uno strumento potente e flessibile, in quanto può essere regolato in termini di dimensione, composizione o durata per raggiungere una politica più espansiva. Il livello del tasso sui depositi può rafforzare la trasmissione del Qe, soprattutto aumentando la rapidità della circolazione delle riserve bancarie”

Tuttavia, è interessante capire come intende, il numero uno della Bce calibrare gli strumenti a disposizione della banca centrale, e quindi dice: “La domanda che dobbiamo affrontare ora non è se abbiamo gli strumenti a disposizione per fornire un adeguato grado di stimolo monetario. Lo abbiamo dimostrato. La domanda riguarda la taratura, ovvero se, in considerazione delle crescenti turbolenze che abbiamo affrontato dopo l'estate e l'impatto che stanno avendo sulla bilancia dei rischi per l'inflazione in futuro, la taratura della politica monetaria decisa nel mese di gennaio sia ancora sufficiente al fine di garantire un ritorno dell'inflazione verso il nostro obiettivo, e senza indugio”, se è vero come è vero, che quanto comunica Draghi è assolutamente inconfutabile, allora diventa determinante conoscere la reale consistenza dei dati macroeconomici delle varie economie dei singoli paesi Ue. E da questo punto di vista in Italia siamo messi malino giacché sarà complicato ufficializzare dati “reali” che contrastano visibilmente con i dati finalizzati alla propaganda.

I rischi, anche se nessuno lo vuole dire (oggi forse dopo gli attentati di Parigi accadrà) sono gli stessi da mesi, soprattutto è una costante debolezza della crescita dell’eurozona. Anche qui Draghi è più realista del ré anche se alterna dati di fatto a affermazioni di circostanza: “Oggi la ripresa economica poggia su basi più solide. La domanda interna si sta gradualmente rafforzando sostituendo le esportazioni come motore di crescita. Il consumo continua ad essere il driver principale dell'attività", ha detto Draghi, aggiungendo però subito dopo che i rischi sono aumentati e la ripresa rimane debole. "Tuttavia questo quadro positivo dell'economia deve essere visto in un contesto più ampio in cui permangono ancora rischi. Anche se la ripresa si è dimostrata resistente agli shock, la dinamica di crescita rimane debole per un'economia che esce da una profonda recessione, e i venti contrari che soffiano dall'economia globale sono aumentati". E anche il percorso sulla stabilità dei prezzi appare più difficoltoso con il tasso di inflazione ancora ben al di sotto dell'obiettivo al 2%.

In conclusione, abbiamo capito il perché si deve aumentare l’inflazione, ma non siamo sicuri se il come sia idoneo e complementare a ristabilire i rapporti di crescita e sostegno all’economia, oppure sono solo la panacea per arrestare lo avanzata "come fenomeno carsico" della Deflazione.

autore / Luca Lippi
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