Erri De Luca assolto: ha ancora senso il reato d'opinione? Forse a destra

20 ottobre 2015, intelligo
[ image:left] De Luca assolto, la rete commenta. Per i giudici non incitò al sabotaggio della Tav perché le sue parole erano l’espressione di un pensiero, di un’opinione. Il caso fa discutere e sui Social se ne discute molto. E c’è chi, tra gli osservatori e gli analisti più attenti, mette sul piatto un altro spunto per la discussione: ha ancora senso il reato di opinione? Ma c’è pure chi fa notare che se si guarda allo “storico” dei casi che negli anni sono balzati agli onori della cronaca, le sanzioni quasi sempre hanno riguardato esponenti appartenenti al mondo della destra, politico e intellettuale.

CHI SONO. Francesco Storace è forse il caso più recente ed emblematico per chi sostiene che con quelli di destra la cosa è diversa. Nell’ottobre 2007 l’ex presidente della Regione Lazio scrisse che il presidente della Repubblica (all’epoca Giorgio Napolitano) aveva “una evidenza faziosità istituzionale”, come riporta Il Giornale, ed era “indegno di una carica usurpata a maggioranza”. Fu proprio la parola “indegno” a far scattare non solo le critiche ma anche l’apertura di un fascicolo con l’ipotesi di reato: vilipendio al capo dello Stato. Per quella parola, Storace ha rischiato 5 anni di carcere (e in base alla Legge Severino l’interdizione dai pubblici uffici). Giusto un anno fa, Storace andò a processo e fu condannato in primo grado a sei mesi di reclusione. Una vicenda che ha un risvolto anche paradossale dal momento che il leader de La Destra si scusò con Napolitano e lo stesso presidente della Repubblica giudicò “chiusa” la storia. 

Ma a farne le spese giudiziarie sono stati anche altre personalità del mondo del centrodestra. Nel 2012 Roberto Formigoni (come riporta Il Tempo), fu condannato in primo grado per diffamazione a un mesi di reclusione e al pagamento di 50mila euro di risarcimento (con sospensione ad essi subordinata) per aver definito “manipolatori” i Radicali in merito alla vicenda delle firme irregolari per le regionali 2010. Condannato per diffamazione anche Vittorio Sgarbi, che nel 2010 definì “arredo urbano da criminale” le nuove panchine realizzate a Firenze. Risultato: condannato al pagamento di seicento euro. Ma nella “carrrellata” si può inserire – pur non gravitando nell’orbita di centrodestra – anche Beppe Grillo che nel 2011 criticò un professore universitario durante una trasmissione televisiva a proposito dei danni causati dall’incidente di Chernobyl. Il leader del 5S fu condannato per diffamazione dal Tribunale di Ascoli, come lui stesso annunciò dal suo blog. 

Infine va ricordata anche la vicenda di Luca Barbareschi, per anni al centro di una querelle giudiziaria con Mediaset per il suo invito a non pagare l’eurotassa durante una trasmissione che conduceva. Qui non c’entrano le sentenze, ma per quella sollecitazione il rapporto tra Barbareschi e la tv dei Biscione si concluse burrascosamente. Infine il ‘caso’ di scuola. Era il 26 maggio 1954 quando Giovannino Guareschi fu accompagnato nel carcere San Francesco di Parma. Ne uscì dopo un anno, era il 4 luglio 1955, dopo aver trascorso in cella più di quattrocento giorni. Il giornalista dalle colonne del Candido, attaccò duramente alcune scelte del leader Dc De Gasperi e in particolare la sua apertura a sinistra. 

autore / intelligo
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