Casaleggio studia da premier ma teme "l'effetto Veltroni"

20 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Casaleggio studia da premier ma teme 'l'effetto Veltroni'
«Dipende dal Movimento, ma perché no?». 

Così Gianroberto Casaleggio ha commentato l’ipotesi di scendere direttamente nell’agone politico come leader del Movimento 5stelle candidandosi a ricoprire il ruolo di premier. 

Nulla può essere escluso a sentire l'alter ego di Beppe Grillo, a parte la mancata investitura di Luigi Di Maio. Eh già, c’era chi si attendeva che da Imola passasse l’incoronazione del vicepresidente della Camera dei Deputati, astro nascente dei penta stellati, ma ciò che invece è apparso evidente a tutti è che per il momento il giovane delfino grillino dovrà avere pazienza e aspettare. 

Il candidato premier sarà scelto con le primarie on line e le selezioni saranno gestite proprio dalla Casaleggio Associati. 

Intanto però il guru 5Stelle un pensiero ce lo avrebbe fatto soprattutto dopo aver ricevuto, pare, la conferma del ristabilimento pieno delle sue condizioni di salute. 

Tuttavia a frenare le ambizioni di Casaleggio c’è forse il fondato timore di finire come qualche autocandidato premier del recente passato che poi alla prova del voto è rimasto a bocca asciutta. 

Un esempio su tutti? Walter Veltroni. 
Convinto di avere la strada spianata e di vincere le elezioni politiche a capo di un Partito Democratico appena nato che tanti entusiasmi stava accendendo nel Paese, l’ex sindaco di Roma volle affrettare la fine del Governo Prodi in agonia, annunciando con largo anticipo la volontà di rompere con la sinistra massimalista, buttando fuori dalla coalizione Bertinotti, Vendola, Diliberto, Pecoraro Scanio e compagni. 
Sembrava non dover avere rivali il buon Veltroni, invece restò a piedi, o meglio a bordo del pullman noleggiato per girare l’Italia in campagna elettorale, dopo che Silvio Berlusconi, che tutti avevano dato per spacciato dopo la sconfitta elettorale del 2006, gli bucò entrambe le ruote (metafora per spiegare come alla fine il centrodestra rivinse le elezioni pur zoppo dell’Udc di Pierferdinando Casini). 

Cinque anni dopo ci ha riprovato Pierluigi Bersani. Anche lui sentiva la vittoria in tasca al punto da sottovalutare l’ennesima resurrezione politica dell’ex Cavaliere: “Smacchieremo il giaguaro”. “Berlusconi è finito”, “Il Cavaliere si rassegni, perderà le elezioni”. “Presto saremo a Palazzo Chigi”, questi gli slogan che l’allora segretario del Pd e candidato premier del centrosinistra ripeteva ogni giorno mosso dalla certezza granitica di aver già vinto le elezioni a tavolini. 
Invece ad urne chiuse, l’amara sorpresa. Il Pd aveva sì vinto ma sprovvisto dei numeri per governare. Dopo inutili tentativi di convincere Grillo e company a sostenere un governo del cambiamento da lui guidato, l’incondizionata resa e la scoperta di essersi ritrovato cardinale dopo essere entrato in conclave da papa. 

Oggi il Movimento 5Stelle sembra avere il vento dalla propria parte, i sondaggi parlano di un partito in costante crescita che nel prossimo turno amministrativo potrebbe addirittura assicurarsi la guida di città importanti, Roma in primo luogo, ma anche Napoli, dove Luigi de Magistris sarebbe sempre meno popolare. 

In caso di elezioni politiche anticipate Renzi dovrebbe vedersela proprio con i pentastellati prima ancora che con un centrodestra in profonda crisi d'identità e una Lega che continua ad essere circoscritta principalmente al Nord e con serie difficoltà di sfondare al sud.  

Ma anche Veltroni e Bersani come detto avevano il favore dei sondaggi. Ecco perché il buon Casaleggio pur coltivando la legittima aspirazione di succedere a Renzi sembra poco interessato ad un’investitura ufficiale e anzitempo. 

Per il momento l’importante è “azzoppare” i possibili competitor come appunto l’emergente Di Maio, il resto verrà da solo. 
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