Tarzan, da Roma a Milano l’identikit e il business del perfetto occupante

20 ottobre 2015, Luca Lippi
Tarzan, da Roma a Milano l’identikit e il business del perfetto occupante
Papa Francesco scrive una lettera a “Tarzan”, ma chi è “Tarzan”? il suo vero nome è Andrea Alzetta, un figlio del ‘68 nel senso che nasce proprio nel ’68 a Roma. Di fatto è un politico, ex consigliere comunale a Roma nel 2008 con Sinistra Arcobaleno;  militante di Action, di mestiere tutor in una cooperativa formata da ex detenuti e maestro di full contact al centro sociale Corto Circuito. Teorico delle occupazioni con alle spalle decine di denunce per occupazione abusiva, violazione di domicilio, invasione e devastazione di edificio, blocchi stradali e resistenza a pubblico ufficiale. Nemico dichiarato di Gianni Alemanno la sua carriera è piena di chiaro scuri. Dopo essere stato eletto nelle comunali del 2013 (quarto dei quattro eletti di Sel), è stato dichiarato “non proclamabile” (in base alla legge Severino) per “incandidabilità accertata” a causa di una condanna risalente al 1996 per scontri di piazza. Ha fatto ricorso, respinto dal Tar.
 
Prodotta l’istantanea di uno dei due interlocutori (Papa Francesco è piuttosto noto e non necessita di presentazioni), produciamo ora la fotografia di un fenomeno, quelle delle occupazioni, per qualcuno un diritto per altri un reato per la logica una limitazione della libertà altrui, un’invasione della bolla prossemica, la violazione del diritto alla proprietà e non ultimo, un costo sociale che ricade sulla collettività malversamente, sia per colpa delle lobby dell’occupazione sia per colpa di chi dovrebbe occuparsi di non  lasciare improduttivi  e sfitti edifici di proprietà privata o istituzionale.
 
I movimenti per il “diritto” all’abitare a Roma sono enormi e sono quattro: Action, che a Roma è noto per aver compiuto numerose occupazioni di stabili,  tra i quali uno stabile della Banca d’Italia nel I municipio e l'ex ospedale Regina Elena, Via del Castro Laurenziano n. 6, struttura della Regione Lazio poi sgomberata;Coordinamento cittadino Lotta per le case, movimento auto organizzato sul diritto alla casa nato a Roma nel 1988 coordinato da Luca Faggiano; Blocchi precari metropolitani (Bpm), nati a Roma nell'ambito dello sciopero dei sindacati di base del novembre 2007 e sono in prevalenza un coacervo di centri sociali, Paolo di Vetta è il portavoce del movimento; Comitato obiettivo casa (Coc), coordinato dal 2005 da Gino Chiapparelli, diversi gli stabili occupati a Roma, tra i quali uno stabile dell’Inpdap in Corso d'Italia. Questa è solamente una fittissima rete di occupanti di professione “politicizzati”, deunque bacino di voti e paladini dell’occupazione a buon mercato a Roma.

I movimenti per il diritto all’abitare a Milano? Secondo milanopost molto più frammentati e una esclusiva gestione riservata ai centri sociali che ovviamente se non fanno business, magari fanno cassa elettorale alla bisogna?: casa Loca, appartamenti occupati in via san Gallo 5 (foresteria); villa Litta Okkupata, via Litta Modignani 66 (foresteria); centro sociale  Micene, via Micene 4 (organizzazione occupazioni e assegnazione di alloggi);  gruppi punkabbestia, via Valvassori Peroni  (alloggi  foresteria universitaria); punkabbestia, anarchici, No tav, via Emilio Gola (alloggi e foresteria universiaria); Zam, via Olgiati (alloggi, bar);  hotel Mitra, via Washingon  (alloggi e foresteria universitaria);Cantiere, piazzale Stuparich (alloggi); occupazioni universitarie; case occupate via Odazio, il Cantiere (alloggi e foresteria clandestini); case occupate Corvetto, anarchici insurrezionalisti (alloggi) e foresteria clandestini; case occupate via Ripamonti (alloggi e foresteria clandestini).
 
Poi ci sono i “privati” a fare affari con le case occupate,  da anni il meccanismo è proprio questo: i palazzinari costruiscono, le case restano sfitte, gruppi organizzati le occupano abusivamente e a quel punto, per evitare tensioni sociali e far contenti i costruttori, interviene il Comune che le acquista e ci lascia dentro gli occupanti abusivi mentre chi è in fila per l'assegnazione regolare di una casa resta in attesa.

Ma occupare non è un lavoretto da niente. Servono dei professionisti. Gente esperta in scasso (porte e portoni d'ingresso devono essere forzati, divelti e abbattuti), sfruttamento della manodopera clandestina e resistenza a pubblico ufficiale. Nulla viene fatto per beneficenza, senza scopo di lucro e per alti fini morali, politici e sociali. Dare un tetto a chi non sa più dove sbattere la testa rappresenta, anzi, un'attività molto redditizia.

La selezione degli inquilini avviene secondo criteri semplici, il primo dei quali è essere il più ricattabili possibile: gli stranieri senza permesso di soggiorno sono infatti quelli con più chance di entrare. Molto gradita anche la presenza di vecchi, bambini, paraplegici e cardiopatici usati dalle organizzazioni per bloccare gli sgomberi o gridare allo scandalo quando questi vengono provvisoriamente portati a termine prima che la Procura sia costretta, dopo un braccio di ferro perso contro il Comune, a disporne - come è accaduto nei giorni scorsi - il rientro.

Una volta conquistato un tetto, gli occupanti devono continuare a guadagnarselo ogni giorno. Per non essere sbattuti fuori da un momento all'altro, i nuovi inquilini, soprattutto se extracomunitari, sanno che saranno puntualmente precettati per partecipare a manifestazioni, sit in, blocchi stradali; costretti a versare somme di denaro, a tassarsi per fare il regalo di Natale ai capi dell'organizzazione o, come risulta dalle carte dell'inchiesta che ha recentemente portato allo sgombero di due palazzi occupati in via Tuscolana e a Centocelle, a omaggiare Pinona, leader di uno dei movimenti di lotta per la casa, di una piscina gonfiabile a suo uso esclusivo.

In questo modo oltre gli appartamenti si sfruttano anche potenzialità commerciali; locali, pizzerie, ristoranti sono costrette a chiudere i battenti perché non ce la fanno a pagare le tasse, l'affitto, le bollette, gli stipendi dei dipendenti, le multe, c'è chi, dietro il paravento della cultura, occupa abusivamente degli spazi, non paga acqua, luce, gas, spazzatura ecc (tanto c'è il resto dei cittadini romani che ci pensa), evade il fisco, trasgredisce norme di sicurezza e igienico sanitarie, somministra illegalmente cibo e bevande a fronte di lunghi e onerosi corsi imposti dalla Regione per chi intenda farlo regolarmente. Le cifre sono enormi, incalcolabili, e a queste non vogliamo mettere in conto un eventuale costo di gestione dei bacini elettorali?

In conclusione c’è il giro d’affari della microcriminalità, utilizza bambini e donne come “scudi umani”.Li piazza negli appartamenti per bloccarli e poi arrivano i veri destinatari dell'alloggio, in questo modo gli appartamenti finiscono nella disponibilità della criminalità organizzata, esattamente come altri immobili sono nella disponibilità dei centri sociali. Il tariffario della malavita può variare da 500 a 800 euro, ma tutto dipende dalla difficoltà dello sfondamento. In casi complicati, e per appartamenti particolarmente ambiti, magari perché messi un pò meglio degli altri, si può arrivare anche a 2 mila euro. Utenze comprese, perché la criminalità offre un servizio completo: oltre a tirare giù la porta, su richiesta e dietro pagamento, correda l'appartamento di allacci abusivi all'energia elettrica e al gas.

Si potrebbe andare avanti all’infinito, solo a Roma ci sono 28 mila appartamenti sfitti di proprietà del comune, più altre 6400 case sfitte di privati … provate a moltiplicare 500 euro (una media piuttosto bassa) solo per le case sfitte di proprietà del comune e capite il giro d’affari che si genera! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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