"Ratzinger più rivoluzionario di Bergoglio". A Platinette piace la Chiesa "dura e pura"?

20 ottobre 2015, Americo Mascarucci
'Ratzinger più rivoluzionario di Bergoglio'. A Platinette piace la Chiesa 'dura e pura'?
“Quel teologo polacco gay mi è proprio antipatico. Non perché omosessuale, ma per come si è comportato”. 

Attenzione, a parlare non è un cattolico integralista e nemmeno un personaggio pregiudizialmente ostile al mondo gay; anzi tutt’altro, è un gay orgoglioso di esserlo, ma dotato di quel "buonsenso testoriano" che sembra mancare a tanti difensore dei diritti cosiddetti civili.

E' quanto dichiarato in un’intervista pubblicata dal sito on line “La Fede Quotidiana” Mauro Coruzzi meglio conosciuto con il nome d’arte di Platinette.  

“Ci vuole una bella faccia tosta – ha detto riferendosi a monsignor Charamsa - Meglio farebbe a tacere. Se dovessi andare maggiormente in profondità, dovrei dire cose poco carine su di lui. 
Penso che abbia pianificato e premeditato tutto, aveva un libro in uscita e quale occasione migliore di un Sinodo sulla famiglia? Poi decide di vivere nella città più gay friendly del mondo, Barcellona e salta da una tv all’altra come una star. Chi entra in un’associazione come la Chiesa sa che esistono delle regole e si impegna a rispettarle. Lui voleva tenere due piedi in una scarpa. Non lo ha ordinato il medico di fare il prete. Poi, consentitemi, l’ outing è una questione seria, costa dolore e travaglio, ha bisogno del silenzio, non di conferenze stampa.”

 Eh già, Platinette interpreta chiaramente il pensiero di tanti cittadini comuni, non soltanto cattolici, e come fece Giovanni Testori in passato, sembra condannare, da omosessuale dichiarato, il vizio tutto gay di ostentare la propria condizione sessuale come una bandiera ideologica. 

Monsignor Charamsa, il funzionario dell’ex Sant’Uffizio che ha sbandierato la propria omosessualità alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia presentando a tutto il mondo il proprio compagno, ha compiuto innanzitutto un’operazione di marketing, pubblicizzando la propria immagine, facendo leva sul sensazionalismo mediatico e sullo scandalo a buon mercato. Altrimenti non si spiega come mai il teologo polacco soltanto il giorno prima dell’apertura dei lavori del Sinodo abbia voluto compiere un gesto tanto dirompente. 
E naturalmente ciò che più sconcerta è il fatto che Charamsa abbia accettato di diventare sacerdote e di andare a ricoprire ruoli di prestigio all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede pur consapevole della sua condizione di omosessuale. 
Un comportamento che ha dimostrato “disonestà intellettuale” dal momento che il monsignore avrebbe dovuto capire che il suo essere gay non gli consentiva di svolgere serenamente il proprio incarico nell’ex Sant’Uffizio, chiamato a consigliare il Papa su come affrontare i problemi della società nel rispetto della dottrina. 

Ma Platinette sorprende ancora di più per un’altra affermazione contenuta nell’intervista: “Il vero rivoluzionario è stato Ratzinger – aggiunge -  e  il tempo, che è galantuomo, lo rivaluterà e gli darà il giusto posto nella storia. Ha usato in Africa il termine preservativo:  mi dica quale Papa ha avuto mai questo coraggio. Sicuramente non baciava i bambini in piazza o scambiava i cappellini, non era un fenomeno di comunicazione per la sua natura, ma diceva cose serie e chiare. Molto più moderno lui di tanti falsi moderni. Io ne parlo col distacco del non credente, ma trovo molto più avanzato Ratzinger rispetto a Bergoglio”. 

Stavolta a parlare non è Antonio Socci, né Vittorio Messori, considerati ratzingeriani oltre ogni ragionevole dubbio. Al contrario è un uomo di spettacolo che si definisce non credente e che ha fatto della sua “ambiguità sessuale” la chiave del successo. 

Una persona quindi che dovrebbe essere lontanissima anni luce da un uomo come Ratzinger che ha fatto della dottrina un baluardo contro ogni tentativo di omologazione della fede al pensiero unico dominante. 

Incredibilmente proprio lui è stato, a detta di Platinette, il vero rivoluzionario. Forse perché Ratzinger dall’alto della sua levatura teologica affrontava i problemi indicando le giuste soluzioni e ricercando le risposte nella dottrina? Una dottrina che, lungi dall'essere intollerante e esclusiva offriva invece le giuste ricette per ottenere la misericordia?

Del resto non fu Gesù stesso a dire: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”? E che significa ciò se non dire sempre le cose come stanno senza ambiguità? 

Ratzinger è stato dunque un vero rivoluzionario? Si è rivoluzionari quando si va contro un sistema costituito, un ordine imposto, e cosa c’è oggi di più costituito e di più imposto dei dogmi del relativismo etico, quelli delle burocrazie europee e mondiali che impongono il riconoscimento delle nozze gay, il diritto alle adozioni per gli omosessuali, la rottamazione delle figure genitoriali e l’affermazione dell’ideologia gender? 
Diritti che gli omosessuali di buon senso innanzitutto si guardano bene dal rivendicare, forti della consapevolezza di vivere la propria condizione nell'intimità del proprio privato ma nel rispetto delle leggi naturali.  

E alla fine la Chiesa piace quando è uguale a se stessa: in una sola parola, quando la Chiesa fa la Chiesa senza inseguire le mode del tempo, cercando di uniformarsi ad esse.
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