Unioni civili, Roccella (Ncd): "Dal Pd operazione cosmetica su adozione. Anche senza art. 5 non voterei Cirinnà"

20 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Unioni civili, Roccella (Ncd): 'Dal Pd operazione cosmetica su adozione. Anche senza art. 5 non voterei Cirinnà'
“Fioroni? La minoranza cattolica nel Pd non ha mai fatto una battaglia vera contro il ddl Cirinnà e ora tira fuori l’emendamento per trasformare l’adozione in un’operazione cosmetica”. Non usa giri di parole Eugenia Roccella, parlamentare di Ncd che nella conversazione con Intelligonews elenca le contraddizioni del ddl Cirinnà e rilancia: “Voterei no anche senza l’articolo 5”. Quindi mette in guardia: “Il voto segreto toglie solo le castagne dal fuoco al Pd senza nessun vantaggio perché coi 5S la maggioranza in parlamento c’è.  Io, invece voglio sapere chi vota come e chiedo la massima trasparenza”.

Con la libertà di coscienza evocata prima da Renzi poi dalla Boschi il Pd tenta di salvare la faccia?

«Prima di tutto dico che la libertà di coscienza su un tema come questo la do per scontata e mi viene da dire parafrasando Fantozzi “come è umana lei, ministra Boschi”. Su un tema etico si dà per scontato che ci sia libertà di coscienza, quindi senza ordine di partito; tanto più che non dovrebbe essere una iniziativa del governo bensì di un provvedimento di iniziativa parlamentare, quindi trovo anche improprio che il governo ci metta i piedi dentro, detti la tempistica o dica per bocca del ministro Boschi libertà di coscienza sulla stepchild adoption». 

Come valuta il giudizio tranchant del dem Fioroni sul ddl Cirinnà e che effetto può avere sul Pd?

«A me sembra che la minoranza cattolica nel Pd non abbia mai fatto una battaglia vera contro il ddl Cirinnà, perché la legge è nata su un’impostazione radicale: C’erano molti progetti di legge ma è stato scelto uno dei più radicali, cioè un provvedimento che sostanzialmente equipara le unioni civili al matrimonio e non alle convivenze; tanto che c’è una seconda parte che si chiama disciplina delle convivenze destinata solo agli eterosessuali. Se c’è una legge che ha separato nettamente gli eterosessuali dagli omosessuali è proprio questa, perché la prima parte è destinata esclusivamente ai gay ed è un simil-matrimonio; la seconda riguarda gli eterosessuali, disciplina le convivenze e garantisce alcuni diritti. Tra l’altro, con dei paradossi, perchè la parte destinata ai gay è tanto un matrimonio che riconosce la pensione di reversibilità che però non viene riconosciuta ai conviventi eterosessuali, magari con quattro figli e sto parlando di casi che conosco personalmente. In pratica, una mamma con quattro figli non sposata con il ddl Cirinnà non avrebbe la reversibilità della pensione neanche se si registrasse come convivente»

La posizione di Ncd, però è sembrata ondivaga e incerta. Lei da che parte sta?

«Fino ad ora Ncd è stato compatto e ha puntato tutto sulla richiesta di togliere dal testo la stepchild adoption e quindi la legittimazione dell’utero in affitto. Adesso il voto segreto potrebbe coprire eventuali accordi per modificare soltanto il punto sulla stepchild adoption con il voto dei cattolici democratici, e trasformare l’adozione in affido. Questo è l’emendamento proposto dai parlamentari dem di area cattolica: non si tratta di un cambiamento profondo della legge o anche solo dell’abrogazione dell’articolo sulla stepchild adoption; in realtà si tratta di un’operazione cosmetica su quell’articolo. Quindi, se non c’è una presa di posizione netta e forte da parte dei cattolici del Pd su tutta la legge, cioè su l’intera impostazione del provvedimento, il massimo cui possono arrivare sono gli emendamenti che loro hanno presentato, ad esempio questa trasformazione delle adozioni in affido».

Qual è la differenza? 

«E’ una operazione cosmetica perché l’affido è nato per sostenere la famiglia di origine. Se questa famiglia ha un problema di varia natura, anche di carattere economico, è possibile affidare i bambini a un’altra famiglia ma pure a un single che sostengano la famiglia di origine nell’azione di cure dei bambini per la durata della fase di difficoltà. Non solo: l’affido è temporaneo, dura due anni ripetibili e ha formule diverse, ad esempio può essere solo diurno; in sostanza è uno strumento che serve ad aiutare la famiglia di origine in un momento di difficoltà, ma nel caso dell’utero in affitto non c’è alcuna famiglia da aiutare perché la madre naturale è stata pagata per scomparire e rinunciare ai propri diritti. Quindi, non si tratta di un affido, anche perché il bambino non può tornare alla sua famiglia di origine. Tra l’altro con l’istituto dell’affido, all’affidatario viene riconosciuto un contributo pubblico. E comunque, si tratterebbe di un’adozione che viene chiamata affido, magari diluita nel tempo, ma non è l’istituto dell’affido perché non ha l’obiettivo finale ovvero il sostegno alla genitorialità naturale che in questo caso, verrebbe negata in maniera programmatica».

Se l’articolo 5 venisse cancellato dalla legge, Ncd e nel caso specifico lei, votereste il ddl Cirinnà?

«No. Noi abbiamo detto che questo era l’ostacolo principale perché rappresenta la legittimazione di una cosa che a noi sembra incivile. Ogni volta questa legge viene definita una norma di civiltà ma l’utero in affitto noi lo consideriamo una questione di inciviltà. Resta il fatto che l’impostazione della legge è simil-matrimoniale e se anche noi togliessimo la stepchild adoption senza modificare il provvedimento, dopo poco tempo avremmo una sentenza della Corte europea che reintrodurrebbe l’adozione come è accaduto all’Austria, perché il problema è che i giudici europei non guardano al nome della legge ma alla sostanza del provvedimento, ovvero se i diritti vengono effettivamente attribuiti»

Favorevole o contraria al voto segreto?

«Il voto segreto toglie solo le castagne dal fuoco al Pd senza portare nessun reale vantaggio perché la maggioranza in parlamento con il sostegno dei 5S per approvare questa legge c’è. Quindi, dal voto segreto non emergerebbe una maggioranza alternativa; al massimo si potrebbe arrivare, come abbiamo detto, a un piccolo emendamento al quale sarebbe disponibile, sotto copertura, la minoranza cattolica del Pd. Io voglio sapere – e credo che tutta l’opinione pubblica voglia sapere – chi vota come. Su una questione così delicata che riguarda i figli e la genitorialità è giusto che il Paese sappia chi ha votato e come ha votato. Anzi, io su questo chiedo la massima trasparenza»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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