Fiera del Libro di Francoforte, non è solo 'diritti' d'autore

20 ottobre 2016 ore 11:57, Luca Lippi
Alla Fiera del Libro di Francoforte (apertura ieri 19 ottobre), alla Buchmesse è stato il giorno, come da rituale, delle presentazione dei dati sul mercato del libro italiano elaborati dall’Associazione editori.
Da un po’ di tempo la Buchmesse non è più soltanto quella che tecnicamente viene definita una fiera di diritti, nel senso della compravendita di libri da tradurre e pubblicare nei diversi mercati nazionali. 
È un aspetto importante per  la kermesse, ma a Francoforte il termine 'diritti' può essere inteso anche in un’altra eccezione. I diritti umani, per esempio!
Ecco, dunque, che l’attacco alla libertà di espressione detta il programma della Fiera del Libro di Francoforte; è stato questo l’argomento trattato negli incontri ufficiali dell’apertura della fiera, ma è anche lo scontro quotidiano che si consuma all’interno dell’ Associazione internazionale degli editori dove si è aperta una frattura che avrà un momento importante oggi, con l’Italia in una posizione di avanguardia contro i regimi che imbavagliano gli scrittori e chi li pubblica.
Dunque non è un paradosso, ma un segnale importante, il fatto che  la discriminante per aderire all’Ipa è sempre stata l’indipendenza di un’associazione nazionale dal suo governo. 
Palesemente, i casi cinese e saudita sono lontani dall’esaudire quella condizione. Ciò nonostante, soprattutto grazie alla spinta degli editori britannici e americani, le associazioni di Pechino e di Riad sono state ammesse nei padiglioni della Buchmesse.
La decisione ha creato la ribellione di molti europei e in essa l’Associazione italiana editori (Aie) ha svolto un ruolo di primo piano: i rappresentanti di nove Paesi, Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda, oltre all’Italia hanno dato vita a un nucleo che minacciava la rottura dell’Ipa, il Milan Group, del quale l’Aie è coordinatrice.
 I ribelli hanno poi raccolto altre adesioni (svizzeri, belgi, sudcoreani, giapponesi, turchi) e questo ha consigliato all’Ipa di scendere a patti.
Risultato, cambiamenti nello statuto e creazione di due nuovi organismi, uno sui criteri di ammissione e uno sulla libertà di espressione, per i quali si voterà oggi (20 ottobre), a margine della Buchmesse: le associazioni dei Paesi del Milan Group hanno presentato candidati e contano di raccogliere consensi, se non di sfiorare la maggioranza.

Fiera del Libro di Francoforte, non è solo 'diritti' d'autore

In Italia, la libertà d’espressione è garantita, naturalmente. Come la libertà di mercato. 
L’acquisto della Rizzoli da parte della Mondadori non pare avere creato posizioni di monopolio, al momento. Dopo che il nuovo gruppo ha ceduto la Marsilio alla famiglia De Michelis e la Bompiani alla Giunti, le quote di mercato vedono Mondadori-Rizzoli appena sotto al 29%, il gruppo Gems (Mauri-Spagnol) attorno all’11 e la nuova Guanda attorno al 9. Per alcuni versi, anzi, il quadro della concorrenza potrebbe essersi irrobustito.
Fatto sta che il nuovo equilibrio tra gli editori italiani sembra avere dato una scossa al settore, tanto che alla Buchmesse è quest’anno una delle novità di cui più si parla (anche le dimensioni del padiglione Italia sono raddoppiate rispetto all’anno scorso). 
In un mercato nazionale dei libri che nei primi otto mesi dell’anno ha visto il fatturato crescere dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Tuttavia è divertente sottolineare il siparietto di ieri all’apertura quando al grido di “Separati in casa” un editore ha accolto Antonella Parigi, assessore alla Cultura del Piemonte, che entrava nello spazio dedicato alla Regione nel megastand portato quest’anno dall’Aie, ovvero dagli organizzatori della fiera del libro milanese.

autore / Luca Lippi
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