Gay non discriminati? Non è una novità. Quello che aveva detto Giovanni Paolo II

20 settembre 2013 ore 10:24, Americo Mascarucci
Gay non discriminati? Non è una novità. Quello che aveva detto Giovanni Paolo II
La Chiesa è il centro della misericordia e del perdono; il confessionale non è una sala delle torture, ma il luogo in cui ci si riconcilia con Dio; i comandamenti non sono un pacco di no ma vanno letti in positivo; il compito del sacerdote non è quello di condannare ma di curare le ferite del peccato”.
Queste le parole d’ordine pronunciate da papa Francesco nell’intervista rilasciata al confratello gesuita Antonio Spadaro direttore della rivista Civiltà Cattolica. Bergoglio rilancia i temi che a lui stanno più a cuore, quelli della misericordia, del perdono, dell’accoglienza. Già Giovanni XXIII insegnò a distinguere fra il peccato ed il peccatore; con il primo non si scende a compromessi, il secondo, essendo stato tratto in errore dal peccato, non va rifiutato ma accolto con amore e aiutato a rialzarsi. Ma anche Benedetto XVI  durante il suo pontificato aveva più volte evidenziato il ruolo della Chiesa come “madre” e non come “matrigna”, specificando che credere in Dio e seguire i suoi comandamenti non significa vivere nella tristezza. Francesco rilancia questi temi con la semplicità tipica che contraddistingue il suo modo di comunicare. Pure l’apertura nei confronti degli omossessuali non è una novità. Giovanni Paolo II, infatti, pur definendo l’omosessualità “un disordine morale”, aveva sempre espresso vicinanza e solidarietà alle persone gay, condannando qualsiasi forma di discriminazione e ricordando che le porte della Chiesa sono aperte per tutti. Stesso identico concetto poi ribadito da Ratzinger con l’invito alle persone omosessuali a riscoprire e praticare  il valore della castità come rinuncia. Oggi Francesco sembra ribadire gli stessi concetti, ma i suoi interventi sono destinati ad avere ancora più efficacia perché pronunciati con una differenza sostanziale; l’annuncio della salvezza come fondamento del ministero petrino. Bergoglio si sente figlio della Chiesa, la stessa Chiesa di Giovanni Paolo II (che non a caso ha voluto canonizzare) e di Benedetto XVI ma sente il bisogno e la necessità di evidenziare di più e meglio il concetto di misericordia e di perdono. Da qui la metafora del medico che davanti ad un ferito, prima di stabilire che tipo di malattia ha, deve preoccuparsi di sanare le piaghe. In quest’ottica Francesco inserisce la difesa dei temi etici e dei valori irrinunciabili, non negandone la valenza, ma mettendo al primo posto la cura delle ferite. La Chiesa dunque come il buon samaritano di evangelica memoria che soccorre e aiuta il prossimo senza pregiudizi o interessi di sorta. Perché, senza la riconciliazione con Dio attraverso l’annuncio della salvezza ed il dono della misericordia, nell’ottica bergogliana tutto è superfluo e nessun valore sarà mai destinato ad essere compreso.  
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