Silvio come Benito: il centrodestra che verrà

20 settembre 2013 ore 10:20, intelligo
Silvio come Benito: il centrodestra che verrà
di Andrea Marcigliano.Un messaggio crepuscolare in una sera di fine Estate. Il volto del Leader segnato, come non mai, dalla stanchezza, la voce meno squillante, i toni, per quanto accesi, decisamente “autunnali”. A molti questo Berlusconi ha ricordato il Craxi di poco prima dell’esilio ad Hammamet... a qualcuno, più ferrato storicamente, l’ultimo atto di Mussolini al “Lirico” di Milano
. Certo, paragoni azzardati, ché la storia d’Italia - non Berlusconi soltanto ma un po’ tutti in questa vicenda contorta e, a tratti, grottesca – è stata, quasi per dare ragione al vecchio Marx – Karl, non Groucho, meglio precisare – in passato tragedia, ma oggi volge decisamente in farsa. Non il Cavaliere soltanto, dicevo, anche se questo suo discorso crepuscolare non ci richiama alla memoria Wagner e il Gotterdammerung, quanto piuttosto un melodramma... che personaggi da melò, o peggio da sceneggiata napoletana appaiono anche un po’ tutti gli altri, i leader o presunti tali del PD in primis, con velleità di volta in volta da “sartine” che smacchiano o di nerboruti operai asfaltatori... il Pd che, palesemente, non sta più nella pelle alla prospettiva di poter finalmente far fuori il maledetto Caimano, quello che, nell’immaginazione, ha per vent’anni usurpato alla sinistra il potere che le spetta “per diritto divino”e, oggi come al tempo di Mani Pulite, per decreto dei magistrati. Una vera ubriacatura che rende un po’ tutti ciechi, da Renzi a Bersani, sul fatto che, comunque, in Italia la sinistra non è maggioritaria, e che non basta eliminare il leader avversario per mutare animo e ventre profondo del Paese. Quanto accaduto con Craxi e dopo Craxi, evidentemente, non ha insegnato granché. Comunque Berlusconi è al crepuscolo, ma ancora non finito. La sua presa sul centro-destra è ancora forte, anche perché molti, moltissimi sono coscienti di dovere a lui non solo le fortune passate, ma anche le residue possibilità di avere un ruolo politico. In parole crude, di essere rieletti in prossime, non lontanissime, elezioni. Non lontanissime, ma neppure tanto imminenti, visto che il giorno dopo il suo “discorso del Lirico” il Cavaliere nero ha per l’ennesima volta spiazzato tutti giurando sostegno al Governo Letta. Precipitando così nuovamente nel disordine il Pd, guidato, si fa per dire, da un Epifani privo di bussola. Ma spiazzando anche, molti dei suoi, soprattutto i “falchi” cui appena la sera prima sembrava voler consegnare la guida della rinata Forza Italia. Movimento chiaramente di lotta e non di governo, con alla testa la Santanché, Verdini all’organizzazione, Capezzone a fare da portavoce. E magari Brunetta a cercare di dargli un po’ di contenuti di politica economica. Movimento decisamente populista sia per le circostanze in cui nasce, sia per coloro che, presumibilmente, verranno chiamati a guidarlo. O più esattamente a cercare di gonfiarne le vele cavalcando il crescente malcontento del Paese. Insomma, più che la vecchia Forza Italia, sorta dalle ceneri del pentapartito e con l’obiettivo di dare voce ai moderati ormai privi di rappresentanza, questa Forza Italia.2 appare una sorta di clone di centro-destra del ribellismo populista più...”sinistro” di Grillo e dei suoi 5 Stelle. Intanto però Berlusconi sembra aver dato respiro al Governo di Letta. Alcuni mesi, sicuramente, forse un anno. Durante il quale, inevitabilmente, le molte “anime” di quello che era sino a ieri il centro-destra berlusconiano si scomporranno e ricomporranno. Già è cominciata la migrazione degli ex AN: la foto di gruppo, ad Atrejus, di La Russa , Alemanno, e altri che intonano l’inno nazionale è un dagherrotipo ingiallito dell’ormai lontana stagione di Fiuggi... però, al momento, a destra/destra non appare esserci altro. Se poi da quella “foto” potrà rinascere una forza politica davvero di Destra è cosa tutta da vedere. Ipotesi e previsioni per ora appaiono inutili. Più interessante sarà vedere il destino del PdL. O meglio delle “colombe” o dei “ministeriali” che dir si voglia, insomma degli Alfano, dei Cicchitto, dei Lupi, forse anche dello stesso Gasparri – per ora non tentato dagli antichi amici aennini – che proprio è difficile immaginare agli ordini della Pitonessa. Più probabile che nell’implosione generale del quadro politico - che quest’anno di transizione, causa l’ineluttabile, graduale ritiro di Berlusconi , vedrà – finiscano con il riaggregarsi con l’Udc di Casini, molto attivo in questi giorni, e facilmente anche con Scelta Civica, o per lo meno con segmenti del movimento di un Monti che appare sempre più sensibile al ritorno ad operare su scenari europei. Una nuova aggregazione che avrebbe molti caratteri di una Rifondazione Dc e che potrebbe finire con l’attrarre lo stesso Enrico Letta e quell’area dei popolari Pd che stentano a riconoscersi nel vetero-sinistro Cuperlo e nel rottamatore/asfaltatore Renzi. Ovvero i due personaggi che dovrebbero contendersi la segreteria del Partito Democratico. O per lo meno di ciò che di questo partito resterà.
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