Le parole della settimana: "Buona domenica", "Grazie altrettanto"

20 settembre 2014 ore 9:00, Paolo Pivetti
Cominciò tutto qualche anno fa nel rito ambrosiano: non per niente, Milano è sempre all’avanguardia. Ma ben presto si estese al rito romano, cioè a tutto il resto d’Italia, potenzialmente al resto del mondo cattolico. Potremmo chiamarla “Operazione Cordialità”. È fatta di parole che si ripetono ogni domenica, e valgono per questa come per le settimane successive, così come per quelle precedenti. Per chi non dovesse frequentare la chiesa e la Messa domenicale, beh, è comunque un interessante fenomeno di costume.  

Le parole della settimana: 'Buona domenica', 'Grazie altrettanto'

Secondo la riforma, seguita al Concilio Vaticano Secondo, la messa si conclude così: Rito ambrosiano. Prete: “Andate in pace.” Popolo: “Nel nome di Cristo.” Rito romano. Prete: “La messa è finita. Andate in pace.” Popolo: “Rendiamo grazie a Dio.” E i fedeli, uscendo di chiesa, sciamano per la città o per i villaggi, portandosi dietro questo suggello finale di pace e di rendimento di grazie come un impegno che ben presto trasgrediranno, com’è umano, per poi ripeterlo dopo una settimana e di nuovo trasgredirlo, ma sempre ripetendolo come una promessa difficile da mantenere, eppure viva e compromettente. Ma negli anni recenti è nata spontaneamente una piccola riforma, forse inconsapevole, che si è diffusa con zelo contagioso, senza bisogno di alcun documento papale o episcopale. La nuova conclusione della messa è diventata la seguente: Rito ambrosiano. Prete: “Andate in pace.” Popolo: “Nel nome di Cristo.” Prete: “Buona domenica.” Popolo: “Grazie altrettanto". Rito romano. Prete: “La Messa è finita. Andate in pace.” Popolo: ”Rendiamo grazie a Dio.” Prete: “Buona domenica a tutti”. Popolo: “Grazie altrettanto a lei”. Un passo importante nelle buone maniere, si direbbe. Una conclusione rasserenante, per addolcire la rigidità di un responsorio liturgico con la familiarità di un commiato amichevole, quasi televisivo; o come dopo l’aperitivo. E poi, questo saluto così spontaneo, sembra darci un ritratto di buoni, pacifici preti simpaticamente operosi; di una Chiesa felicemente sospesa in una bolla di affabilità, dove un congedo “nel nome di Cristo” o “rendendo grazie a Dio” poteva risultare ostico, forse troppo identitario o addirittura esortativo ad uno spirito di missione; e per carità, che non sonasse offensivo verso la sensibilità di qualche imam! Meglio, molto meglio congedare i fedeli con un saluto rassicurante: che la gente esca dal Tempio serena, come fosse protetta da una coperta incolore, o multicolore, o addirittura multiculturale: un “vogliamoci bene” che funziona per tutti e non dà proprio fastidio a nessuno. Buona domenica a tutti. Grazie altrettanto.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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