Putin a tutta Duma: prove tecniche per il 2018 col nodo astensione

20 settembre 2016 ore 10:32, Lucia Bigozzi
Putin “riconquista” la Duma anche se quasi un russo su due non è andato a votare. Un segnale per il partito Russia Unita del presidente che tuttavia avanza nello schema del nuovo parlamento conquistando seggi nei collegi uninominali. Così Russia Unita aggiunge 105 deputati ai 238 che già aveva e il ‘saldo’ finale è di 343 su 450. Spazzato via il fronte liberale mentre un solo seggio è andato a un candidato indipendente e uno agli ultranazionalisti di Rodina. Anche la lista Piattaforma Civica porta a casa un seggio. Il resto della Duma è suddivisa tra i tre partiti “in linea” col Cremlino pure se dalle file dell’’opposizione ma c’è da notare che i Comunisti ottengono solo il 13,25 per cento, mentre il 13,25%, ovvero 39 seggi vanno ai nazionalisti di Vladimir Zhirinovskij. (13,25%, 39 seggi), Russia Giusta (6,17%, 23 seggi). 

Putin a tutta Duma: prove tecniche per il 2018 col nodo astensione
Nelle analisi post voto c’è chi avanza l’idea che in realtà questa tornata elettorale sia “un’anteprima” delle elezioni del 2018 con la prospettiva di una riconferma di Putin,
come del resto ha sottolinea il portavoce Dmitrij Peskov, al punto da non escludere che visto l’esito del test elettorale, l’ipotesi di un voto anticipato di un anno anche per “prevenire” gli effetti della crisi e del “crollo” del prezzo del greggio che cominciano a farsi sentire anche in Russia. Tornando al presente, la composizione della nuova Duma, consentirà al presidente di approntare anche una serie di riforme. Alcune fonti, rivelano l’orientamento del Cremlino di mettere in campo una riforma per “ridisegnare” gli apparati della sicurezza e dell’intelligence. Riforma che passerebbe dalla creazione di un superministero che le riunirebbe in un unico organismo. Ma ad ora non ci sono conferme. 

Esaminando l’esito del voto, Putin ha evidenziato che comunque il popolo russo sta dalla sua parte, anche perché sente la necessità di avere stabilità, adesso che “per la gente la situazione non è facile”. Ma nel voto, il presidente russo legge pure una sorta di orgoglio nazionale dei cittadini che rifiutano, respingono i tentativi di pressioni dall’esterno: il riferimento corre a quelle che definisce “minacce, sanzioni, e i tentativi di scuotere da fuori la situazione nel Paese”. Insomma, rilancia il concetto di “Russia assediata”. 
autore / Lucia Bigozzi
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