Pestato in metro, Meluzzi: "Vi spiego la sindrome metropolitana: gente non interviene per tre ragioni"

20 settembre 2016 ore 12:25, Lucia Bigozzi
"E' la sindrome metropolitana". E' la prospettiva socio-comportamentale che Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, indica commentando con Intelligonews l'aggressione in metropolitana a Roma di mamma e figlio "rei" di aver chiesto a due uomini di smettere di fumare. 

Madre e figlio pestati sulla metro per aver detto "non fumate". Cosa le dice questa brutta storia?

"Intanto la storia va ricondotta alle sue giuste dimensioni: i due che hanno pestato madre e figlio erano due delinquenti; purtroppo nella vita può capitare di imbattersi in soggetti già classificabili così. Quindi, prima di buttare tutto in semplice malaria metropolitana, intolleranza, bisogna capire di chi si tratta. Questa è la ragione per cui, come alla guida della vettura una condotta prudente, perchè non sappiamo chi abbiamo davanti; potremmo anche incontrare un mostro". 

Pestato in metro, Meluzzi: 'Vi spiego la sindrome metropolitana: gente non interviene per tre ragioni'
La madre del ragazzo che è in gravi condizioni, ha detto che nessuno dei passeggeri sulla metro li ha aiutati. Come valuta questo particolare?

"Questa è una grave sindrome metropolitana, già studiata e analizzata. Solitamente la gente non interviene in questo genere di situazioni per tre ordini di ragioni. La prima è la più elementare e cinica, ovvero perchè ha fretta; sta correndo al lavoro o a un appuntamento e anzichè essere coinvolta in una colluttazione, in un arresto, in una testimonianza fugge ai propri impegni. La seconda ragione è l'indifferenza, cioè la carenza di empatia nei confronti dell'altro e dei suoi bisogni, dimenticando che quello che sta capitando ad altri potrebbe capitare a noi. La terza è la paura: la gente ha paura di prendersi una coltellata, una revolverata. A questi tre elementi della sindrome metropolitana è difficile riparare, perchè alla fretta è difficile porre rimedio; l'empatia  è come il coraggio di don Abbondio, ovvero non è facile darselo da sè e la paura, purtroppo, spesso è giustificata". 

I due aggressori sono accusati di tentato omicidio: da psichiatra è possibile un loro recupero e in che termini?

"Comincerei con dieci anni di carcere e poi parlerei del percorso riabilitativo..."

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]