Le bufale sulle intolleranze e allergie alimentari: dai test ad altre prove

20 settembre 2016 ore 12:44, intelligo
di Luciana Palmacci

La sensazione di essere poco in sintonia con un ingrediente alimentare o una categoria di prodotti sta diventando quasi una “moda”. Sembra essere diventato un modo per trovare una soluzione a un disturbo generico, all'aumento di peso, insomma un sistema per dare una risposta anche rapida a un problema di salute. Per capire se si soffre di qualche tipo di intolleranza basta eliminare dalla dieta la categoria alimentare incriminata e si inizia a stare meglio, per questo sugli scaffali dei supermercati si trovano sempre più spesso prodotti “senza lattosio”, “senza glutine”, “senza grassi”, “senza zuccheri”. Anche in farmacia e in rete sono sempre più numerosi presunti test in grado di stabilire rapidamente e con precisione la presenza di un’allergia o un’intolleranza alimentare. La maggior parte di questi test non ha validità scientifica, ma si confondono con quelli scientificamente utilizzati dagli specialisti in allergologia, anche perché in alcuni casi sono collegati a analisi del sangue o altri tipi di strumentazione sofisticate che traggono in inganno. 
Un altro problema è che la maggior parte delle persone però non distingue un’allergia da un’intolleranza e questa differenza spesso è poco chiara, ad esempio l’intolleranza al lattosio, dovuta alla scarsa presenza nell'organismo dell’enzima che lo degrada e il latte indigerito causa gonfiore, dolore addominale o coliche. Spesso una cattiva alimentazione, il reflusso, la gastrite danno origine a un insieme di sintomi che vengono poi attribuiti erroneamente a intolleranze inesistenti. C’è anche il caso di pazienti che possono avere una ipersensibilità al glutine non celiaca (avviene nei casi in cui un individuo ha tutti i sintomi della malattia celiaca, ma non ha la celiachia). 

Le bufale sulle intolleranze e allergie alimentari: dai test ad altre prove

Dunque con quali sintomi si manifesta un'intolleranza alimentare? Le intolleranze in genere sono meno gravi e, se si consumano piccole quantità di alimento non si verificano. Difatti le intolleranze alimentari non sono facilmente individuabili come le allergie, si manifestano in più tempo, a volte anche dopo 48 ore dal consumo del cibo incriminato, con sintomi come la cattiva digestione, gonfiore, emicrania, tosse, naso che cola, colon irritabile, orticaria.
E le possibili cause dell'intolleranza alimentare? Di solito sono causate dalla mancanza o insufficienza di alcuni enzimi, necessari per una buona digestione. Ecco quindi che quando manca per esempio un enzima come la lattasi non si digerisce il lattosio, lo zucchero del latte. Abbiamo quindi un'intolleranza al lattosio. 

Il problema test. Negli ultimi tempi sono fioriti una miriade di test finalizzati ad individuare intolleranze alimentari, ma nessuno di questi sembra essere attendibile dal punto di vista scientifico. Secondo il documento FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) pubblicato lo scorso ottobre, i test senza alcuna validità scientifica sono molteplici. L’elenco comincia con:
-il test di provocazione-­neutralizzazione intradermico e sublinguale; 
-i test elettrodermici come Vega test, Sarm test, Biostrenght test; 
-i test kinesiologici, 
-la biorisonanza, 
-l’iridologia, 
-l’analisi del capello, 
-il pulse test, 
-lo strenght test, 
-il riflesso cardio auricolare, 
-il test citotossico,
-il dosaggio di IgG4. 

In molti casi il paziente arriva ad autodiagnosticarsi un’allergia o intolleranza non attraverso percorsi corretti, ma con il passaparola o informazioni trovate in Internet sperando di poterli risolvere modificando l’alimentazione. Avere accesso a questi test è abbastanza facile: si trovano in farmacia o ci si può rivolgere ai laboratori privati. I motivi per cui la gente ricorre a questi esami non sono di tipo economico, ma probabilmente sono dovuti alla semplicità della procedura che non comporta attese ed è svicolata dalle altre incombenze di una visita specialistica. Il costo dei testi reperibili in farmacia varia dai 70 euro per quello sui capelli ai 250/300 per la biorisonanza e il vega test. La procedura diagnostica corretta da seguire fornita dal nostro SSN in ambito Ospedaliero, costa al massimo 200-250 euro, e prevede come primo passo la visita dallo specialista, e solo dopo l’esecuzione dei test cutanei ed eventuali esami immunologici che si rendono necessari. In caso di positività si può affinare la ricerca attraverso test “mirati “sul sangue o addirittura con scatenamento orale con l’alimento sospetto. 

I test alternativi possono essere pericolosi? Non hanno rischi durante l’esecuzione, ma di sicuro impediscono a un paziente di scoprire il vero problema. Non diagnosticare allergie alimentari è grave perché in alcuni casi potrebbe mettere a rischio la vita dell’individuo. 
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