Funerali ideologici o evangelici? Priebke e Welby no, Casamonica sì...

21 agosto 2015, Adriano Scianca
Funerali ideologici o evangelici? Priebke e Welby no, Casamonica sì...
D'accordo: lo scandalo della politica dopo gli sfarzosi funerali in Chiesa del patriarca dei Casamonica è un bel po' ipocrita, soprattutto dopo le recenti inchieste, con tanto di foto, in cui è uscito fuori che a Roma la famiglia non è affatto ignota agli esponenti dei principali partiti. 

Ma diciamolo: l'acquiescenza della Chiesa rispetto a questo spettacolo indegno lascia decisamente perplessi. "Ciò che avviene fuori dalla chiesa non è di mia competenza. Io non sono un vigile urbano", ha precisato il parroco della chiesa in questione, ricordando un po' quel Ponzio Pilato che nella Bibbia non esce esattamente benissimo. 

Intendiamoci, non è che Vittorio Casamonica, dopo la morte, andasse gettato in un fosso: una messa e una degna sepoltura non si negano a nessuno. Appunto. È proprio questo quello che lascia interdetti: i funerali a doppia velocità. Perché a qualcuno le esequie religiose le hanno negate, eccome. 

Proprio nella stessa chiesa, nel 1990, fu celebrato il rito funebre del boss della Banda della Magliana, Renato De Pedis, mentre nel 2006 venne negato il funerale religioso a Piergiorgio Welby. E, impresentabili per impresentabili, ricordiamo anche l'ex capitano delle SS Erich Priebke: in quel caso il Vicariato di Roma mise un veto sullo svolgimento delle esequie nelle chiese della capitale. 

La salma venne traslata presso l’istituto Pio X dei padri lefebvriani, ad Albano Laziale. Dopo una giornata di proteste, con il carro funebre assaltato dai manifestanti, la cerimonia venne sospesa e, nella notte, la salma venne trasportata all'aeroporto militare di Pratica di Mare per poi essere tumulata in un luogo segreto. 

Certo, che la figura dell'ex ufficiale nazionalsocialista potesse riaprire delle ferite era ovvio. Il problema, però, è che bisogna stabilire una regola universale, perché nella generale perdita di riferimenti sembra che neanche la morte sia più una certezza. O quanto meno non lo è la sorte delle nostre spoglie terrene. Ora, il cristianesimo, cercando un regno che “non è di questo mondo”, ha saputo spesso astrarsi dagli odi di parte e dalle polemiche prosaiche, cercando di rappresentare qualcosa di così alto rispetto al quale tutti siamo dei semplici peccatori, dal boss della malavita al timorato di Dio: “Chi è senza peccato...”.

In quest'ottica, ci stanno i funerali per tutti: per Casamonica e per Welby, per De Pedis e per Priebke. Le divisioni che hanno accompagnato queste persone in vita appartengono agli uomini, la loro anima a Dio. Benissimo. 

Una chiesa che invece si occupa sempre più spesso del regno “di questo mondo”, e non sempre felicemente (le polemiche sull'immigrazione e l'assurdo caso della preghiera dell'alpino censurata lo testimoniano), si espone inevitabilmente all'obiezione: davvero si è ritenuto che con i Casamonica non servisse un decimo dell'indignazione mostrata per le politiche di Salvini? Se Priebke offendeva le chiese della capitale, il capo della discussa famiglia sinti le lascia invece indifferenti? 

Ecco, l'impressione è che ci sia una sorta di interventismo nelle cose mondane a corrente alternata: ora si ha a che fare con le anime, ora con gli uomini. Ora ci si occupa di Dio, ora di Cesare. Ora si è solamente dei preti, ora si è figure della società civile che devono esternare, polemizzare, giudicare. Ma in questo secondo caso si tenga presente che a volte sì: un prete deve fare anche il vigile urbano.
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