Migranti, Magdi Allam: “Italia guidi forza euro-araba in Libia. Paesi con più cristiani sono stabili”

21 aprile 2015, Marco Guerra
Migranti, Magdi Allam: “Italia guidi forza euro-araba in Libia. Paesi con più cristiani sono stabili”
“Blocco navale e intervento militare in Libia a guida italiana”. Parlando con Intelligonews  Magdi Cristiano Allam, giornalista ed ex europarlamentare, spiega quella che secondo lui è l’unica soluzione per fermare i barconi carichi di migranti: la guerra al terrorismo islamico.

Allam, viste le sue origini nord africane e la profonda conoscenza di quei contesti, che idea si è fatto della situazione libica e del fenomeno migratorio?

« Le coste libiche da ormai 4 anni sono sotto il diretto controllo delle milizie islamiche, e da un anno si registra la presenza anche dei jihadisti dell’Isis. A Tripoli ci sono i Fratelli Musulmani e a Bengasi Ansar al Sharia i “partigiani della legge islamica”. Quindi noi da quattro anni sappiano con certezza che i clandestini che arrivano in Italia vengono filtrati dai terroristi islamici.  Ma a gestire il traffico di clandestini è la criminalità che versa una taglia ai terroristi per ogni persona che sale sui barconi. Dalle deposizioni fatte dai migranti e dagli scafisti interrogati dalle procure siciliane, emerge che la taglia oscilla tra i mille e i diecimila dollari a seconda del punto di imbarco ».

Come commenta la reazione dell’Europa e dell’Italia davanti a questa nuova tragedia annunciata?

« Mi sembra che qualcosa si stia muovendo dopo questa strage. Si inizia a riconoscere quella che è la realtà, soltanto ora infatti si dice che bisogna porre fine a questa attività dei trafficanti di esseri umani. Ovvero, solo ora il governo italiano e l’Ue dicono che bisogna impedire che i migranti salgano sui barconi. Alcuni esponenti dell’Ue hanno detto perfino che bisogna distruggere i barconi: adesso vediamo se alla parole seguiranno i fatti ».

Quindi cosa fare fin dalle prossime ore? 

« Fermare l’attività della criminalità che gestisce il traffico significa due cose: imporre un blocco navale a ridosso della acque italiane per inviare un messaggio chiaro che Italia non ci sta più ad accoglie i clandestini che arrivano attraverso i barconi gestiti dai criminali. La seconda cosa è bombardare queste imbarcazioni sulla costa libica, ovviamente vuote, in modo tale da non essere utilizzate. Parliamo di un’azione militare. Ma la domanda a questo punto è: l’Ue farà seguire alle parole i fatti o si limiterà alle chiacchiere e all’emozione profonda che suscita questa strage, per poi dimenticarsi tutto 24 ore dopo?».

Che ne pensa della proposta di una forza internazionale militare sulle coste libiche per ridare un minimo di stabilità al Paese nordafricano?

«Io credo che sia doverosa una guerra contro il terrorismo islamico che ha scardinato la Libia facendola cessare di essere uno stato sovrano. Perché, che si chiamino Isis o Fratelli Musulmani, le milizie presenti in Libia rappresentano una minaccia per l’Europa e in primis per l’Italia, dal momento che agiscono ad appena trecento chilometri dalle nostre coste. L’Italia dovrebbe capeggiare una forza europea e araba. L’Egitto è infatti fortemente interessato a partecipare alla guerra contro il terrorismo islamico, e se prende corpo questa iniziativa anche l’Algeria e il Marocco potrebbero aderire alla forza euro-araba contro il terrorismo. Una forza che non può limitarsi a controllare la costa perché con la presenza dei terroristi all’interno ci sarebbe il rischio di continui agguati e si avrebbe una guerra di logoramento. Se si vuole controllare la costa libica si deve controllare tutto il territorio del Paese».

I flussi migratori partono però anche dall’Africa sub-sahariana. Secondo molti analisti i Paesi a maggioranza cristiana sono più stabili e meno soggetti a emigrazioni di massa. Lei è d’accordo?

«Certo, dove la presenza cristiana è forte c’è più stabilità e sviluppo. Basta vedere quello che è successo nel giro di alcuni decenni in Kenya, Etiopia e Nigeria. Questi erano Paesi a maggioranza cristiana che negli ultimi trent’anni hanno subito una forte islamizzazione. Prima erano progrediti e stabili, oggi sono in crisi e pieni di focolai di instabilità».

Molti potrebbero risponderle che non tutti i paesi Islamici sono instabili. Insomma l’Islam non può essere la causa di i problemi di questa regione del mondo…

«L’islamizzazione innesca un processo che culmina nel terrorismo islamico. Io ho citato casi concreti. Se qualcuno vuole prendersi la briga di andare a comparare i dati macro-economici di Kenya, Etiopia e Nigeria di oggi e quelli di trenta anni fa potrà prendere atto di quanto ho affermato. Ad esempio, anche in Libano la realtà è cambiata con il decremento della popolazione cristiana, quarant’anni fa era molto più prospero e stabile di quanto lo sia oggi».


Il Medio Oriente ha visto un vero e proprio esodo della popolazione cristiana in questi ultimi 15 anni…

«Oggi il Medio Oriente è molto più instabile rispetto a cinquant’anni fa. In questo arco di tempo la popolazione di religione cristiana è passata dal 30% al 3%. Anche in Egitto la convivenza pacifica tra copti e mussulmani c’è stata fino agli anni cinquanta, poi, con la crescita dell’islamizzazione dopo la guerra sei giorni del ‘67 con Israele, per i cristiani copti è iniziato un calvario fatto di violenza e odio. Diciamo comunque che fin quando c’è stato un regime laico i cristiani in Egitto hanno beneficiato di un clima di tolleranza, ma la loro vita è diventata sempre più difficile man mano che si affermava la tendenza da parte dei gruppi islamisti a prendere come riferimento i precetti del corano».

 Ad ogni modo è impensabile che L’Europa possa ospitare tutta la popolazione residente nelle aeree di crisi africane. Secondo lei che soluzione va ricercata a questo fenomeno epocale delle nuove migrazioni?

«L’unica soluzione praticabile per il bene di tutti, africani ed europei, e che l’occidente si impegni a far sì che nel continente africano ci siano le condizioni affinché i giovani abbiano condizioni di vita dignitose e restino a casa loro. Per fare questo bisogna investire nella formazione dei giovani. Gli africani sono poveri ma l’Africa è una terra ricchissima! Quello che manca è la formazione dei giovani africani, solo loro possono essere i protagonisti dello sviluppo e della valorizzazione delle grandi risorse dell’Africa».

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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