Famiglia e contraccezione: Bergoglio è come Montini?

21 aprile 2015, Americo Mascarucci
Famiglia e contraccezione: Bergoglio è come Montini?
L’Humanae Vitae, l’enciclica di Paolo VI su matrimonio e procreazione non è affatto da rottamare, bensì da rilanciare. E’ il dato emerso dall’esame del questionario diffuso in tutte le diocesi dalla Segreteria generale del Sinodo sulla famiglia che tornerà a riunirsi in seduta ordinaria ad ottobre per tracciare una nuova pastorale sulla famiglia, attenta e aperta ai mutamenti della società. 

Sul tema della contraccezione e del controllo delle nascite, le migliaia di risposte del questionario sembrerebbero smentire le previsioni di chi dava per scontato un superamento dell’enciclica di Montini considerata troppo restrittiva. 

Secondo quanto riferito dal responsabile dell’ufficio Cei per la Pastorale della Famiglia, l’Humanae Vitae non solo non è stata bocciata ma addirittura indicata come base di partenza per rilanciare la bellezza del matrimonio e dell’apertura alla vita. Un’enciclica che fu accolta polemicamente già all’epoca in cui fu pubblicata. 

Paolo VI aveva istituito una commissione speciale chiamata proprio ad occuparsi del tema della contraccezione e a formulare proposte capaci di coniugare le esigenze dei tempi moderni con la verità evangelica. La commissione concluse i lavori suggerendo al Pontefice un’apertura all’utilizzo dei contraccettivi seppur con delle inevitabili limitazioni; si parlò di “pillola cattolica” con riferimento alla proposta della commissione pontificia di consentirne l’uso in maniera ponderata, non indiscriminata ed in singoli casi. 

Una proposta comunque rivoluzionaria, nell’epoca in cui la battaglia per i diritti civili assumeva una forte rilevanza. I cattolici progressisti promotori di un’apertura della Chiesa alle istanze della società cantarono vittoria convinti che il Papa avrebbe seguito le indicazioni innovative suggerite dalla commissione. Paolo VI invece si mosse in direzione diametralmente opposta, ribadendo la finalità esclusivamente procreativa della sessualità all’interno del matrimonio e l’impossibilità di porre barriere allo sviluppo della vita umana. Una doccia fredda per i progressisti che tante speranze avevano riposto in Montini e nella sua capacità di concretizzare le istanze innovatrici del Concilio Vaticano II. 

Paolo VI invece ribadì l’impossibilità di contraddire la verità del Vangelo, una verità che non poteva essere in nessun modo adattata ai desideri di un mondo che sembrava marciare su binari differenti da quelli dell’etica e della morale. 

A distanza di quarant’anni c’è chi è tornato ad auspicare una svolta della Chiesa sul tema dell’uso dei contraccettivi, superando l’Humanae Vitae e abbracciando le teorie relativiste moderne. Alcuni giornali, soprattutto quelli di matrice laica infervorati dalle presunte e tutte da dimostrare svolte bergogliane avevano dato per scontata una forte volontà della stragrande maggioranza dei cattolici di bocciare l’enciclica in favore di un approccio meno rigido sul tema della sessualità. 

Previsioni come detto smentite dalle risposte al questionario rese note dalla Cei. Non soltanto l’Humanae Vitae non è percepita dalla stragrande maggioranza dei cattolici come proibitiva ma è ritenuta di strettissima attualità, al punto da essere ritenuta la base di partenza per una nuova pastorale indirizzata alla riscoperta di una sessualità responsabile. Altro che superamento! 

Forse in molti santuari laicisti, l’icona di Bergoglio comincia a non essere più particolarmente venerata soprattutto dopo le dichiarazioni inerenti la teoria del gender definita da Francesco “frutto di frustrazioni individualistiche”. Bergoglio dunque sulle orme di Montini? 
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