Meluzzi a Diego Dalla Palma: "Ci sono. Non siamo angeli, non aver paura dell'imperfezione"

21 aprile 2015, Marta Moriconi
Meluzzi a Diego Dalla Palma: 'Ci sono. Non siamo angeli, non aver paura dell'imperfezione'
”Voglio programmare lo spegnimento del mio esistere. Qualcuno vuole chiamarlo suicidio? E allora, accidenti!, chiamiamolo suicidio! Per me, ha un diverso significato”: Diego della Palma, il famoso make up artist italiani, lo ha scritto su Facebook, facendo capire di voler programmare la sua morte perché malato di artrosi. Abbiamo intercettato il Prof. Alessandro Meluzzi, psichiatra di nota fama, che ha un messaggio per lui.

Scrive Della Palma "per me è solo un pensiero luminoso, positivo e concreto per evitare, fra qualche anno, pietismi, dolori morali e fisici, umiliazioni, atroci torture e corse ad ostacoli continue. Purtroppo, ho ereditato il peggio di certe problematiche fisiche che hanno umiliato e reso infelici i miei genitori negli ultimi anni della loro vita. Quindi, ne devo tenere conto". Cosa rappresenta questo pensiero Meluzzi?

"Conosco un po' Diego Della Palma. Devo dire che è una persona deliziosa, delicata e sensibile, ma secondo me afflitta da una certa ossessione della bellezza e della perfezione. Purtroppo la vita umana, o per fortuna direi io, è sommamente imperfetta dal suo inizio al suo esito. Ed è questa imperfezione che la rende meritevole di essere vissuta.
Meluzzi a Diego Dalla Palma: 'Ci sono. Non siamo angeli, non aver paura dell'imperfezione'
Perché è in tutte le circostanze della vita, anche i lutti a cui si riferisce come la perdita dei suoi genitori afflitti da quelle malattie, che c'è un'occasione di amore, attaccamento, relazione e aiuto. Se no non parlerebbe con questa tenerezza. Quindi questo trattamento che vuole riservare a se stesso secondo me è legato a due meccanismi entrambi da aiutare, se non da curare. 

Quali meccanismi potrebbero essere scattati in lui?

"Uno è la paura del domani e dell'imperfezione soprattutto, che sicuramente non rappresenta il massimo della vita, ma non siamo angeli né puri spiriti. Quindi essere bambini che se la fanno addosso e poi vecchi che se la faranno di nuovo addosso è qualcosa che noi dobbiamo accettare e vivere come una ricchezza per noi e per gli altri. Pensare di anestetizzare la vita significa rinunciare a viverla. Perché forse anche l'attuale condizione, magari in buona salute, è afflitta dalla vulnerabilità e dalla fragilità. Accettare l'imperfezione significa accettare il cammino umano che ci rende divini, quindi il divino in noi non può morire. Né si può pensare di violentarlo con un atto arbitrario dell'umano che è quanto di più disperante di possa immaginare. Quindi consiglio di non farlo".

Il fatto di scriverlo su facebook, è una richiesta di aiuto? 

"E' più una richiesta di coinvolgimento. E' una domanda di relazione che un po' lo contraddice, anche se espressa nella solitudine magari. Ci mette nella condizione di poter stabilire un rapporto con lui dicendogli che se lo vorrà non sarà solo". 

Lei ci sarà professore qualora volesse chiamarla?

"Certo, sì. Ci sarò e con piacere per lui". 

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