Appello Papa a intellettuali, ecco un'idea anti-laicista e contro Silvio, Salvini e il vuoto a destra

21 aprile 2015, Fabio Torriero
Il Papa ha invitato la classe intellettuale a non disertare la lotta a un certo laicismo, alla dittatura del relativismo, che nell’ultima fase storica ha assunto i connotati del pensiero unico gender (semplificando, la scissione tra sesso assegnato dalla natura e sesso percepito - l’identità di genere - secondo il desiderio individuale, i condizionamenti della cultura, della società; in altre parole, l’uomo indistinto e indifferenziato con tutte le sue declinazioni, dall’utero in affitto alle nozze e adozioni gay). 

Lo scopo di papa Francesco è evidente e nobile. Tenta di coprire un vuoto pauroso. Da una parte, c’è, viva e vegeta, e fortemente attaccata alle poltrone, una casta storica, generazioni e generazioni di uomini (essenzialmente di potere, infeudati nelle istituzioni culturali e giornalistiche che contano), che hanno assunto, via via, tanti nomi… azionisti, catto-comunisti, liberal-progressisti, radicali di massa, laburisti, radical-chic, democratici. 

Dall’altra, il nulla. Il pensiero liberale non ha mai attecchito. La borghesia italiana, egemone in economia e nella società (si pensi alla famosa maggioranza silenziosa), non ha mai prodotto una sua cultura popolare, apripista di riforme politiche istituzionali

Il liberalismo è rimasto un dato elitario, non metabolizzato da masse che alternativamente, si sono fatte rappresentare elettoralmente e partiticamente dal filone cattolico-dc, dalla sinistra socialista, addirittura comunista, o molto marginalmente, dai filoni sconfitti della seconda guerra mondiale: post-fascismo (Msi-Dn), monarchismo (Pnm, Pmp, Pdium, Destra nazionale), o tradizionalismo in varie salse. Il piccolo partito liberale non ha mai superato il 7% (con Malagodi), sembrando più ancorato al liberalismo pre-fascista (alla Bonomi) che al liberalismo moderno crociano. Sparendo prima dei vari Reagan e Thatcher. 

Appello Papa a intellettuali, ecco un'idea anti-laicista e contro Silvio, Salvini e il vuoto a destra
Finché la destra politica ha convissuto bene nel ghetto dell’opposizione
(si legga mistica del ghetto), favorito dalla guerra fredda, il tema non si è posto. Quando, dopo Tangentopoli, si è dovuta costruire, varare, la destra di governo, i nodi sono venuti al pettine: il collante ideologico ereditato dagli anni Cinquanta e arrivato sino alle soglie degli anni Novanta, attraversando gli anni Settanta, la strategia della tensione, gli opposti estremismi, ha appalesato tutti i suoi limiti. La destra è rimasta aggrappata all’anti-comunismo piazzaiolo, all’estetica nazionalista, talvolta reazionaria, al moralismo qualunquista, restando praticamente una realtà impolitica, astratta. E facendosi colonizzare intellettualmente dal berlusconismo, che di fatto, è stato fedele a se stesso: ha inglobato gli slogan della destra, li ha svuotati, nel nome e nel segno di un liberismo populista, di un partito-persona, che nella famiglia intellettuale della destra incarnava soltanto un piccolo spezzone, non la totalità delle idee. Anche Berlusconi, dal canto suo, non ha cementato il partito degli italiani, il Pdl, con quella rivoluzione liberale troppo spesso annunciata, proclamata e mai realizzata. Col rischio, più che evidente, che ora la possa realizzare Renzi. 

Ebbene sì, sia An, sia il Pdl, avrebbero dovuto essere la risultante di un lavoro di attualizzazione delle idee (né di smacchiettizzazione, né di musealizzazione), operazione complessa che è rimasta all’angolo. Appena abbozzata. Limiti della classe dirigente, sindrome da campagna elettorale permanente ed esigenze di mera governabilità da amministrazione del condominio, hanno peggiorato definitivamente le cose. Con l’effetto che attualmente abbiamo il nulla e la parodia becera di valori di destra (identità, patriottismo, sovranità, legalità, argine all’immigrazione, etica pubblica, meritocrazia), affidati a tribuni mediatici. All’antipolitica che divora se stessa. Ma il Papa ha dato un obiettivo alto: la cultura della vita, la dignità dell’uomo, la giustizia sociale, la famiglia, l’economia sociale di mercato, secondo i crismi della dottrina sociale della Chiesa.

Appello Papa a intellettuali, ecco un'idea anti-laicista e contro Silvio, Salvini e il vuoto a destra
Valori che devono essere applicati alla moderna legislazione. Soprattutto in vista, come abbiamo detto in apertura, di una trasformazione antropologica che si vuole imporre con politiche pedagogiche accattivanti e condivise, come la sensibilità democratica, le pari opportunità, la lotta all’omofobia, il rispetto della donna, etc. Aldo Cazzullo, tempo fa, ebbe modo di dire che la destra berlusconizzata aveva perso il suo dna: al posto della meritocrazia, le Minetti, al posto dei valori spirituali, il Bunga Bunga del Cavaliere, al posto della patria come noi, come comunità di destino, le pulsioni dell’io, il soggettivismo, l’immagine, il consumismo, il nichilismo. 

Richiamando di fatto quello che Veneziani aveva definito, in epoca non sospetta, come unico bipolarismo possibile in Italia: liberali a sinistra e sociali a destra. Sì, perché noi non abbiamo nel nostro codice biologico lo schema anglo-sassone, nonostante politologi e addetti ai lavori abbiano tentato di ignorarlo da decenni. Da noi non ci sono stati, né potranno mai esserci unicamente liberali a destra e unicamente laburisti a sinistra. Noi siamo figli di un’altra storia: della destra storica risorgimentale, liberale in politica non liberista in economia; della dottrina sociale della Chiesa, del Welfare di Giolitti, di Mussolini. 

Per qualcuno ciò è un’anomalia, per qualcun altro è una peculiarità. Una ricchezza originale. La sfida però attualmente, è disegnare “una via italiana alla modernità”. Finita l’era della modernità liquida, dove tutto evapora, svanisce nella globalità etica ed economica, oggi le identità (sociali, economiche, culturali, religiose, storiche, sessuali etc) a 360 gradi tornano imperiose. Una cultura alternativa al laicismo giacobino oggi non può significare la riesumazione di vecchi schemi e vecchie categorie. Non si può chiamare tradizionalismo o nostalgismo. 

Bisogna essere nuovi, attingendo al millenario giacimento italiano. 

Dal meglio delle culture liberali, laiche, cattoliche, nazionali, può sorgere quello che in Italia non c’è mai stato: un partito conservatore di massa, o un partito repubblicano italiano. Conciliando tradizione e modernità. A patto che la destra perda tre mali atavici: considerare la cultura come qualcosa di inutile; smettere di essere etica (destra etica contrapposta alla sinistra moralista) e quindi, impolitica, ma guardando alla prassi, alla realtà (dimensione che sola, consente di diventare destra di governo). Guardando a ciò che dei valori (Dio-Patria-Famiglia) si muove, cambia, si trasforma, e a ciò che resta fermo. 

Che merita di essere conservato. E abbandonando per sempre quella sindrome da legittimazione (complesso di inferiorità culturale) che l’ha condannata o a isolarsi, o a uniformarsi nel politicamente e culturalmente corretto. Con la sindrome di Stoccolma (la vittima che si identifica col carnefice), facendo vincere culturalmente (e non solo) la sinistra. Ecco la risposta che la cultura non laicista può dare al Papa: la vita degli uomini non nasce e muore con noi, ma inizia prima e finisce dopo di noi. Siamo eredi gravidi, col compito di trasmettere, tramandare ai nostri figli un’identità, un futuro. In questo modo la polis non muore, non implode dall’interno. 

Questo diceva il conservatore Prezzolini, questo può dire un moderno partito conservatore di massa.
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