Piano Marshall-Ue per l’Africa. Per evitare barconi, scafisti e migranti morti. Ecco come spendere meglio i soldi europei

21 aprile 2015, Luca Lippi
Piano Marshall-Ue per l’Africa. Per evitare barconi, scafisti e migranti morti. Ecco come spendere meglio i soldi europei
Il Piano Marshall, noto ufficialmente come “piano per la ripresa”, è stato il piano politico ed economico statunitense per la ricostruzione dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale.

L’idea oggi sarebbe di varare un nuovo piano Marshall per l’Africa allo scopo di risolvere il problema dei migranti costruendo un’azione politica ed economica, del tutto simile a quella statunitense, soggetto-promotore, l’Europa. Proprio per evitare la fuga disperata di centinaia di migliaia di uomini alla ricerca di una via d’uscita esistenziale alla miseria, alla fame, alle guerre. Con la triste contabilità della morte cui ci stiamo terribilmente abituando.

Ecco il dato: anziché accogliere profughi e migranti in Europa, sarebbe più giusto portare direttamente gli aiuti in casa loro per creare un contesto politico ed economico virtuoso, sufficiente all’ “auto-sostentamento” delle aree geografiche interessate. L’idea è di Gianfranco Librandi, parlamentare di Scelta Civica. IntelligoNews è entrato nello specifico.

Com’è possibile attuare questo “piano”? Proviamo a formulare delle ipotesi! Analizzando le spese che la Ue impegna nella cooperazione e nelle politiche per lo sviluppo.  

Pochi sanno che l’Unione europea (e, quindi, i suoi Stati membri) è il più grande donatore di aiuti al mondo. Nel 2013 ha fornito più della metà degli aiuti pubblici (56,5 miliardi) per la lotta contro la povertà nel mondo. Nel dicembre 2013 il Parlamento europeo ha approvato oltre 51,4 miliardi per l'azione esterna dell'Unione europea per il periodo 2014-2020.

Circa il 75% del sostegno dell'Ue andranno ai paesi più poveri come ad esempio quelli dell'Africa sub-sahariana.

Con questo si evince che già l’Europa sta facendo molto, moltissimo per l’Africa più povera. Potrebbe fare di più? 

Intanto c’è il progetto messo a punto dal presidente della Commissione Ue, Juncker, che è una manovra da 315 miliardi di euro a sostegno di progetti di infrastrutture pubbliche come trasporti, comunicazioni, energia, scuole per un periodo di 3 anni. Questo piano in realtà non porta risorse nuove, ma si basa sugli effetti moltiplicativi di 21 miliardi di fondi, già stanziati nel bilancio dell’Ue ma riprogrammati, ossia spostati da una posta all’altra del bilancio: diventeranno garanzia dei crediti che la Bei (Banca europea degli investimenti) dovrebbe concedere al fine di sollecitare investimenti privati aggiuntivi. Quindi implicitamente già si evince che risorse fresche non ce ne sono.

L’asse “Francia-Germania” (necessario per la tenuta dell’Ue) assorbe tantissimo degli investimenti Europei, necessari per risistemare l’economia di tutta l’area geografica (se l’Europa non è in salute, sarà complicato offrire aiuto a chiunque). Allo stato attuale la Commissione per gli Affari economici ha dichiarato che, sebbene i PIIGS più Francia e Belgio abbiano violato le regole di bilancio, si sono tutti impegnati, “ai più alti livelli di governo” a introdurre entro il 2015 misure capaci di risanare le loro finanze. Questo, sebbene la Francia abbia già ripetutamente violato il limite del 3% di disavanzo sul Pil, si prevede che lo farà anche l’anno prossimo (con un disavanzo superiore al 4%), e il governo francese abbia avvertito che non prevede di poter ottemperare alle regole fiscali prima del 2017. Detto questo, si comprende che collaborare alla ricerca di “sprechi” è mera illusione.

Dunque, per motivi politici, più che economici, molte risorse sono sprecate e potrebbero essere impiegate per più “nobili” motivi. Tuttavia si evince chiaramente che l’interesse di un piano di sviluppo dell’Africa al momento non raccoglie la “stima” di Paesi come la Francia che in forza dell’asse succitato, e in barba delle più compite regole di convivenza politica, dirotta montagne di miliardi stanziati dall’Europa per le politiche agricole che allo stato attuale non sono proprio una priorità.

Qualcuno potrebbe sollevare la questione riguardante gli investimenti europei in Cina che potrebbero essere dirottati in Africa (sempre per aiutarli in casa loro piuttosto che doverli accogliere in casa nostra dove il lavoro latita) e la risposta potrebbe essere che forse, intelligentemente, l’Europa sta sostenendo la politica neocoloniale in Africa, in sostanza nel 2012 (dati disponibili) il totale del commercio sino-africano ha raggiunto 198.490 milioni di dollari, con una crescita annua del 19%. In particolare, sono oltre duemila le imprese cinesi che stanno investendo in più di 50 Paesi e regioni africane e l’investimento diretto della Cina è passato da 1,44 miliardi di dollari del 2009 a 2,52 miliardi di dollari del 2012.

Forse l’Europa sostenendo la Cina indirettamente cerca di industrializzare l’Africa; da qui a farli diventare clienti dell’Europa il passo è grande, ma mai dare niente per scontato.

In conclusione, un piano Marshall per l’Africa dovrebbe bypassare la Francia e rimodulare, razionalizzare le spese europee, dirottandole diversamente. E ciò presuppone un cambio di rotta politica importante. Dipende molto dalla volontà europea e anche dell’Italia. E dalla sua capacità di pensare in grande. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]