Mitsubishi si autodenuncia su emissioni: volatilizzate 600mila vetture (e 1,2mld in Borsa)

21 aprile 2016 ore 10:19, Luca Lippi
Dieselgate nipponico, stavolta ha colpito la Mitsubishi ma non c’è nessuna denuncia, nessun report di spionaggio industriale, nessuna rilevazione da parte di economie extra nipponiche sulle auto di produzione del sol levante, solo una semplice autodenuncia, in perfetto stile giapponese. Mitsubishi ha dichiarato di aver manomesso le prove di omologazione sulle emissioni e sul consumo di carburante anti-smog di oltre 600 mila vetture. La casa automobilistica ha diramato candidamente e senza nessuna richiesta da parte di nessuno il seguente comunicato: “Abbiamo svolto, impropriamente, test sulle emissioni sui consumi di carburante per presentare tassi migliori di quelli attualmente realizzati”. Robe di altri tempi!

Mitsubishi si autodenuncia su emissioni: volatilizzate 600mila vetture (e 1,2mld in Borsa)

Lo stop è stato proclamato per eK Wagon ed eK Space, le due mini-car destinate al mercato nipponico. Mitsubishi Italia ha spiegato che “per dipanare ogni eventuale dubbio, la casa produttrice nominerà un comitato di esperti terzi per la verifica delle modalità di rilevazione su tutta la gamma. I risultati di tali nuovi test saranno pubblicati non appena disponibili“. Tra le auto coinvolte figurano anche i nomi di Dayz e Dayz Roox, prodotte nel 2013 per conto di Nissan e ritirate dal commercio in queste ore, a seguito dello scandalo e l’inaspettato “dieselgate giapponese” ha fatto perdere 1,2 miliardi di capitalizzazione al colosso automobilistico, ovvero circa il 15% dei titoli, nell’arco di pochissime ore.
Tetsuro Aikawa (presidente della società) ha rilasciato un’intervista al Ministero dei Trasporti del Giappone, attraverso la quale ha riferito il proprio rammarico per quanto accaduto: “Voglio esprimere le mie scuse più profonde a tutti i nostri clienti e alle altre parti coinvolte. Abbiamo deciso di arrestare la produzione e la vendita dei modelli coinvolti”.
Dopo lo scandalo delle emissioni truccare sui motori diesel del gruppo Volkswagen, insomma, questo episodio sembra dimostrare che anche case automobilistiche blasonate e che in teoria, come Mitsubishi, hanno programmi aziendali che mettono al primo posto il cliente, a volte non disdegnano di ingannare la clientela. Almeno per carenze nei controlli interni. 
La vicenda lascia il dubbio se alla Mitsubishi qualcuno abbia truccato le carte anche su altri modelli, magari venduti all'estero. La società ha dichiarato che in proposito sono in corso accertamenti. 
Il caso è obiettivamente curioso, nessuna prurigine di carattere concorrenziale, una incomprensibile autodenuncia, roba “dell’altro mondo”.

autore / Luca Lippi
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