Pesci mutanti, habitat modificati e ora anche la barriera corallina bianca

21 aprile 2016 ore 12:27, Andrea De Angelis
Si può scherzare, ma solo con le parole. Perché stiamo parlando di un patrimonio dell'umanità. Anzi, scusate, del pianeta Terra. Quello del quale dovremmo ricordarci più spesso di essere ospiti, non padroni. Prima che sia troppo tardi. 

La Grande Barriera Corallina australiana ha raggiunto un livello di sbiancamento mai raggiunto prima, con solo il 7% dei coralli non toccato dagli effetti dei cambiamenti climatici. È quanto denuncia l’Arc - Center of Excellence per Coral reef Studies della James Cook University, in Australia, in uno studio diffuso oggi dopo un’ampia campagna di monitoraggio aerea e sottomarina. Le fa subito eco Greenpeace. "Un evento così estremo non era mai stato osservato prima, segno che il riscaldamento globale, causato dalla nostra dipendenza dalle fonti fossili, sta sancendo la fine di questo paradiso sottomarino", commenta Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia.
Secondo quanto rilevato, il 93% dei 2.300 chilometri della Grande Barriera Corallina sarebbe oggetto di fenomeni di sbiancamento. Il punto non è il colore, ma la mortalità degli stessi coralli. A seconda dell'intensità la loro mortalità oscilla tra il 50 e il 90%. Dati davvero impressionanti. 

Pesci mutanti, habitat modificati e ora anche la barriera corallina bianca
Cambia colore la barriera corallina e cambiano colore anche i pesci. O meglio, mutano letteralmente e sempre per colpa dell'inquinamento. Non ci troviamo necessariamente nella stessa zona, ma un paio di esempi possiamo darveli. Nel mirino finisce comunque, appunto, l'inquinamento delle acque. Il lago Athabasca, situato al confine fra gli Stati dell'Alberta e del Saskatchewan, nel 2010 ha fatto parlare di sé per numerosi pesci dai rigonfiamenti improvvisi (come delle grosse ghiandole tumorali) presenti accanto a una pinna, oppure addirittura privi di spina e dagli strani colori. Secondo gli ambientalisti, le cause sono da imputare all'eccessivo inquinamento delle acque del lago, che riceve gli scarichi della zona industriale petrolifera di Fort McMurray.
Altro caso è quello dei pesci che cambiano sesso. Se ne parlò, pensate, già dieci anni fa in Gran Bretagna: un terzo dei pesci che nuotano nelle acque dei fiumi britannici cambierebbe sesso a causa dell' inquinamento. Lo indicò uno studio dell' Agenzia per l'ambiente britannica. Secondo la ricerca il 33% dei pesci di sesso maschile produce uova come quelli di sesso femminile, a causa degli estrogeni, ormoni femminili, che quotidianamente vengono gettati nelle acque dei fiumi dell'isola attraverso pillolecontraccettive e altri medicinali, nonchè scarichi industriali di altra natura. 
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