Norvegia, violati i diritti umani di Breivik? Il suo è un "isolamento dorato"

21 aprile 2016 ore 23:59, Adriano Scianca
Il caso di Breivik torna a galla perché il Tribunale di Oslo ha riconosciuto il maltrattamento per le condizioni “disumane” cui è sottoposto il condannato per la strage di Utoya.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: l’autore delle stragi del luglio 2011 a Oslo e Utoya, costata la vita a 77 persone, vince la causa contro lo stato norvegese per “violazione dei diritti umani”. Secondo il tribunale Breivik, in isolamento da cinque anni “subisce trattamenti inumani e degradanti”.
La questione sembra sia montata ad arte, poiché nel computo di tutte le possibili implicazioni del caso, non emerge assolutamente nulla di anomalo se non il fatto che l’imputato incarna una figura artatamente “reietta” per questioni di appartenenza, e non per il fatto che abbia procurato la morte di 77 persone innocenti.

Norvegia, violati i diritti umani di Breivik? Il suo è un 'isolamento dorato'

In Norvegia si producono molte armi, la loro diffusione è alta (1,3 milioni di armi su una popolazione di 4 milioni), ma pistole e fucili vengono esportati o usati per cacciare: nessuno se li porta dietro per difendersi e il tasso di violenza è basso. 
Questo non significa che Breivik sia stato indirettamente autorizzato ad usare le armi per compiere stragi, ma che fra la popolazione norvegese possa capitare di incontrare qualcuno particolarmente “effervescente” (non sarebbe politicamente corretto parlare di follia altrimenti si offendono i matti) è contemplabili se non altro nella casistica seppure moto bassa.
Le leggi del Paese che regolano la reclusione dei passati in giudicato, sono uguali per tutti, esattamente come Italia in Francia e in altri Paesi d’Europa. Il fatto che le condizioni detentive siano particolarmente “piacevoli” anche questo non è un caso, in Olanda addirittura non esiste la detenzione in cella, in Belgio le carceri sono delle strutture che non somigliano neanche a caserme di lusso…insomma è una questione di civiltà, il fatto che l’Italia e la Francia disponga di penitenziari ben oltre i limiti dell’umanamente accettabile è una questione di scarsa attenzione o incapacità gestionale delle politiche sociali.
Per quanto riguarda il ricorso vinto da Breivik, non è una bizzarria del legale rappresentante “dell’effervescente” o del magistrato "bohemienne", è una legge della Comunità Europea, esattamente è la contravvenzione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani.
Nello specifico Breivik vive in un ampio spazio tre stanze più servizi: ha una camera da letto, una stanzetta-palestra con attrezzi, l’angolo-cucina, e la stanza-ufficio con televisione e computer senza collegamento a internet. La realtà è che l’isolamento di Breivik è solamente notturno (chiuso in cella) che la limitazione a incontrare altri detenuti (trattati parimenti come lui) è solo finalizzata a evitare che possa ricrearsi un movimento politico di esaltati, per tutti le altre cose (posta aperta per esempio) tutto rimane com’è perché è previsto ovunque che la posta in entrata e in uscita non può essere “privata”.
Riguardo il vitto, si può cucinare da solo, come tutti gli altri, come accade in tutto il mondo, forse il problema è l’ostentazione di un pazzo che fa il saluto nazista?
Attenzione a riconoscergli l’infermità mentale, sarebbe fuori prima della condanna attuale, i manicomi criminali sono banditi dalla Comunità Europea, le leggi della comunità Europea sono composte da Giuristi di tutti Paesi Membri, forse il problema è legislativo? E se così fosse, è vero o non è vero che la metà della civilissima Europa dovrebbe liberare tutti i detenuti per condizioni di detenzione inumane? 
La Norvegia è a norma con le leggi Europee e nonostante tutto viola i diritti umani, il clamore è lezioso, il caso è umanamente deprecabile (facciamo riferimento al reato commesso non alle condizioni di detenzione), tuttavia è altrettanto deprecabile che si parli solo delle condizioni detentive di un solo detenuto in tutta Europa e non di centinaia di migliaia di detenuti sparsi per il continente. C’è qualcosa che non torna nella logica delle cose.
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