Roma, Gasparri: "Se Meloni vuole fare una conta su Roma e usare una piazza per altri scenari, è problema suo"

21 aprile 2016 ore 16:27, Lucia Bigozzi
“L’unità del centrodestra è fondamentale ma non dipende solo da noi: purtroppo, la scorrettezza palese di Meloni e Salvini non ha aiutato”. Stoccata in punta di fioretto, quella di Maurizio Gasparri, senatore di Fi e vicepresidente del Senato nel giorno del vertice di Fi con Berlusconi e della discesa in campo ufficiale della Meloni con al fianco Salvini. Nella conversazione con Intelligonews, fa il punto della situazione sulla corsa per il Campidoglio. 

Come è andato ufficio presidenza?

«E’ stato un vertice sulla politica e sul centrodestra. Per il momento non si è trovata una posizione unitaria perché ci sono varie linee; è stato dato mandato a Berlusconi di fare la scelta migliore sulla base di ciò che ha ascoltato in questi giorni. Di opinioni, di consigli ne ha avuto tanti; dopodichè siccome è in ballo non solo la candidatura ma anche la prospettiva per il centrodestra, farà lui le valutazioni più opportune in queste ore»

Roma, Gasparri: 'Se Meloni vuole fare una conta su Roma e usare una piazza per altri scenari, è problema suo'
Dentro Fi ci sono due scuole di pensiero: quella di Tajani che dice no alla Meloni perché, di fatto, sarebbe una resa a Salvini, e quella di Romani e Toti favorevoli al sostegno della Meloni. Lei a quale appartiene? 

«Io ho sostenuto la mia opinione; io appartengo alla linea di Gasparri che è stata espressa con franchezza in questi giorni a Berlusconi. Noi abbiamo un centrodestra che è quello formato da Fi, FdI e Lega, può vincere alle prossime politiche e deve essere tenuto coeso in vista del referendum costituzionale e se possibile anche allargando lo schieramento: è successo a Milano dove il candidato è Parisi e dove anche Passera è entrato in coalizione, ma la base è sempre stata l’alleanza a tre; dunque fare tentativi in questa direzione. Purtroppo, la scorrettezza palese di Meloni e Salvini non ha aiutato: la Meloni ha sostenuto il veto a Marchini, la contrarietà alla sua candidatura, poi Rita dalla Chiesa, Bertolaso, ha fatto anticipare le consultazioni nei gazebo, ha mandato Rampelli a votare per Bertolaso e la sera stessa dei risultati si è candidata a sindaco: non so se le ha contate ma sono 5 posizioni diverse; per cui l’unità del centrodestra non dipende sol dalla nostra buona volontà, dalla saggezza di Berlusconi ma anche dalla correttezza altrui. Non cito Salvini che pure aveva aderito all’idea di Bertolaso e per la verità, anche su Marchini non aveva obiezioni»

Dica la verità: Bertolaso è ancora in campo oppure è a un passo dal passo indietro?

«Da Cola di Rienzo passando per la Meloni, Bertolaso, Armellini, Saffi, tutti gli uomini della Repubblica romana, tutti sono in campo».

Nel giorno in cui la Meloni ufficializza la sua discesa in campo, lei cosa si sente di dire a Berlusconi?

«Dobbiamo puntare all’unità del centrodestra ma anche fare un centrodestra che sia maturo, perché capisco pure l’esasperazione di fronte a persone che cambiano posizione cinque volte. Poi, se la Meloni vuole fare una conta su Roma, una piazza a lei più favorevole di altre e usare questi numeri su altri scenari, allora è un problema suo».
autore / Lucia Bigozzi
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