“Acqua pubblica non è bene pubblico”: quella della Bargero è davvero una gaffe?

21 aprile 2016 ore 18:36, Adriano Scianca
Era solo una definizione “tecnica”, ha spiegato, ma a prima vista la frase sull'acqua pubblica di Cristina Bargero, deputata del Partito democratico, è sembrata davvero una gaffe. Durante il suo intervento di ieri in aula, la parlamentare ha detto: “L’acqua pubblica che arriva nelle nostre case non può essere considerata un bene pubblico ma proprio perché l’acqua non è un bene non escludibile. Per arrivare nelle nostre case abbiamo acquedotto, condutture. Il dibattito è un po’ viziato”.

“Acqua pubblica non è bene pubblico”: quella della Bargero è davvero una gaffe?
L'intervento voleva fare riferimento ad alcune categorie economiche specifiche, ma quella frase (“l'acqua pubblica non è un bene pubblico”) ha presto fatto il giro della rete, rilanciata soprattutto dai grillini. E sono ovviamente piovute ironie, ma anche tanti insulti. Tant'è che la stessa è stata costretta a specificare: “Nel mio intervento alla Camera stavo spiegando i principi della regolazione del servizio idrico. Chiunque abbia sostenuto un esame di Scienza delle finanze sa che dal punto di vista della teoria economica l’acqua che arriva nelle nostre case non può essere definita un bene 'pubblico' (non rivale e non escludibile) perché se non ci fosse una rete idrica (acquedotto) i cittadini potrebbero esserne esclusi. Di qui la necessità della regolazione. Il mio intervento è stato travisato, postato solo in parte e per cui sono stata sommersa di insulti e minacce. Per questo ho provveduto a fare querela contro ignoti”. 

In sua difesa è intervenuto anche il senatore del Pd Daniele Borioli: “Quanto sta capitando in queste ore a Cristina Bargero è non solo inqualificabile e intollerabile sul piano del rispetto che di deve a ogni persona, ma è anche l’inquietante segnale di un degrado che coinvolge ormai parte dell’informazione e della stessa politica. Travisare ad arte le parole e i fatti di cui si rende autore un avversario politico, in un circuito perverso di complicità nella menzogna, volta a delegittimare la persona e a renderla bersaglio di una violenza verbale che attende solo il momento e il pretesto per fare un salto di qualità verso la violenza fisica è una prassi alla quale talune forze fanno sistematico e metodico ricorso. Naturalmente, costoro non si rendono conto di negare così l’anima stessa della democrazia di cui si vogliono paladini. E neppure di alimentare così quell’anno cieco di cui prima o poi finiranno essi stessi di cadere vittime. È una pratica che seppure non sanzionata da puntuali fattispecie di reato è altrettanto grave dei peggiori fenomeni correttivi. Perché corrompe l’anima stessa della democrazia. Che consiste nel riconoscere la dignità di chi la pensa diversamente da noi”.  
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