Presto una terapia per l'Hiv? Quelle "riserve" in cui imprigionare il virus

21 aprile 2016 ore 18:59, Adriano Scianca
È in arrivo una cura per l'Hiv? Luca Pani, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, ha spiegato oggi al workshop Eupati, a Roma, che da qui a tre/cinque anni dovrebbe essere possibile giungere a negativizzare pazienti sieropositivi. In questo modo, il virus verrebbe imprigionato in “riserve” all'interno dell'organismo, “e queste persone non saranno più contagiose, grazie a una terapia relativamente leggera”. 

Presto una terapia per l'Hiv? Quelle 'riserve' in cui imprigionare il virus
Giungere a questo risultato contro l’Hiv sarebbe davvero un gran traguardo per mettere quasi definitivamente ko una delle peggiori malattie di sempre, che nonostante le campagne informative massicce in Italia continua a contagiare in molti. Grazie a questi nuovi trattamenti, ha spiegato ancora Pani, “potremo vincere la 'battaglia delle battaglie', contro un'infezione che nel nostro Paese cresce al ritmo del +4% di nuove infezioni ogni anno, come la sindrome metabolica”. Precisazione importante, perché dopo le grandi mobilitazioni degli anni '80, con spot e campagne promosse da rockstar di fama mondiale, l'Hiv  non viene più percepito (a torto) come un problema, quasi che la malattia fosse stata debellata o che i comportamenti a rischio siano nel frattempo diventati un po' meno "rischiosi".

Quanto alla questione costi, da sempre un punto dolente nella ricerca di cure per Hiv e Aids, Pani riflette: “È emerso un dato importante dall'ultimo congresso sulle malattie epatiche di Barcellona che contribuisce a rafforzare il motivo per cui l'Aifa ha deciso di trattare prima i pazienti con Hcv più gravi: arriveranno altre molecole e combinazioni di molecole che negativizzeranno i pazienti in sole due settimane di terapia, con un costo immensamente inferiore. Queste strategie consentiranno di curare molti pazienti a un costo minore di quello attuale”.
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