Nozze gay, Adinolfi: "In Slovenia la Chiesa è scesa in campo, ora tocca alla Cei"

21 dicembre 2015 ore 14:37, Marco Guerra
Nozze gay, Adinolfi: 'In Slovenia la Chiesa è scesa in campo, ora tocca alla Cei'
"In Slovenia la Chiesa è scesa in campo. Per fermare il ddl Cirinnà serve ora l’impegno dei vescovi italiani". Questo è il messaggio che il direttore della Croce Mario Adinolfi, intervistato da IntelligoNews, vede emergere dal referendum sloveno che ha abolito il  nuovo diritto di famiglia voluto dal governo di Lubiana. “E’ avvertito anche Renzi – ha spiegato Adinolfi – i leader socialisti che cavalcano l’onda Lgbt sono destinanti al disastro politico”. 

Allora Adinolfi, ieri la Slovenia ha detto “no” ai matrimoni e alle adozioni per le coppie gay. Per lei una grande soddisfazione…

“E’ una vittoria importantissima, la Slovenia ha 272 km di confine con l’Italia, quindi è messaggio che dovrebbe arrivare quasi per osmosi nel nostro Paese. Si tratta di un popolo che si batte e di una scelta che viene presa sul piano democratico, non con operazioni giurisprudenziali. Abbiamo poi un responso netto, insomma si vince con  34 punti di distacco". 

La stampa europea non sembra dare rilievo a questa che lei definisce una “grande vittoria”? 

“Ci sono stati due referendum su questo tema irlandese quello sloveno, ovviamente su quello irlandese hanno aperto le prime pagine dei giornali. Dal punto di visto mediatico si capisce la lobby da quale parte lavora. In Irlanda la Chiesa non si  impegnò, arrivò persino a “comprendere le ragioni” dei proponenti del matrimonio omosessuale. L a Chiesa slovena non solo si è impegnata ma ha ricevuto anche incoraggiamento esplicito di Papa Francesco. Quindi a me viene da riflettere su una questione: c’è una battaglia in corso, in Italia per il 27 gennaio è stato calendarizzato il ddl Cirinnà - che scimmiotta matrimonio gay e legittima de facto la pratica dell’utero in affitto - quindi abbiamo bisogno in questo momento di parole chiare dalla nostra Chiesa italiana”. 

Dunque qual è la lezione slovena? 
 
“Se ti batti vinci, se invece c’è la resa un po’ furbetta preventiva al vento che soffia nel mondo non puoi vincere.  
Noi dobbiamo organizzare una resistenza con tutte le forze che ci sono in campo, quindi io chiedo esplicitamente alla Chiesa di pronunciarsi con nettezza prima del dibattito parlamentare affinché sia chiara un’indicazione ai parlamentari cattolici”. 

Tornando alla strategia mediatica, sembra che anche la stampa italiana ignori del tutto il voto sloveno...

“Ieri sul Corriere c’era una paginata intera di spot per l’utero in affitto, con le testimonianze di Veronesi e un ginecologo che diceva che tutto sommato è meglio questa pratica che la prostituzione. Che ci sia una centrale mediatica che faccia soffiare il vento da una direzione sola è evidente. La tv fa ancora più danni dei giornali che leggono in pochi. Rai, Mediaset e La 7 presentano sempre la stessa linea pro-lgbt in tutti i dibattiti in cui partecipo. E chi prova a contrastarla è un retrogrado. I conduttori stessi esplicitano sostegno al ddl Cirinnà per sgombrare il campo da ogni dubbio. Nei media siamo dentro questo film ma se si scoprono le carte del sostegno popolare si scopre che la  maggioranza è fortemente contraria alle pratiche di filiazione per le coppie gay”. 

La resistenza può venire dall’Est del continente, proprio dai paesi dell’ex blocco comunista? 

“Si, c’è un vento da est molto netto, basta guardare alla Slovenia, alla Polonia, alla Russia e all’Ungheria. Ma ci tengo a sottolineare il ruolo dell’Italia che è decisivo. La resistenza in Italia è tre anni che si manifesta, il ddl Cirinnà fu il primo disegno di legge presentato nella nuova legislatura apertasi nel 2013. Quindi anche questo Paese ha degli anticorpi. E questa controffensiva può passare anche in altri Paesi, a partire da Francia e Spagna. Le politiche socialiste europee contro la famiglia portano infatti ai fallimenti dei leader socialisti europei. Renzi deve cogliere questo messaggio . Anche al Parlamento europeo, pochi giorni fa, le direttive del partito socialista europeo sono state disattese e molti parlamentari del Pd hanno votato la mozione che condanna l’utero in affitto. In socialismo spagnolo ha devastato dall’esperienza Zapatero; così come socialismo francese, figlio del mariage pour tous, ha registrato un disastro alle regionali recuperato solo con il raggruppamento con i gollisti. Davvero Renzi vuole mettersi su questa china? Renzi guardi cosa accade ai leader socialisti europei che provano a cavalcare l’onda che interessa solo un segmento minoritario persino nel mondo omosessuale. La stragrande maggioranza dei gay non è interessata a mettere su famiglia con stravaganti pratiche come  l’utero in affitto. Tenendo presente  questo quadro, davvero Renzi vuole caratterizzarsi come leader di quella sinistra alla vigilia delle amministrative? Questa esperienza ha registrato clamorosi crolli di consenso per tutti i partiti di sinistra. Quello che è successo al Parlamento europeo dimostra che non riescono a tenere insieme nemmeno i loro eletti”. 
 
Allora chi sostiene tutto questo?

"Questa è un’operazione mediatica di una lobby di generali senza esercito. La recente “marcia nazionale per i diritti”, tenutasi sabato 12 dicembre a Roma, ha visto partecipare appena 200 persone. Ora se ricordiamo piazza San Giovanni con un milione di persone capiremo da che parte va l’opinione pubblica che non è rappresentata dai giornali”. 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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