Fi, Cattaneo: "Se Verdini ci svuota dei suoi affini è un'opportunità. Salvini? Ha bisogno di Silvio"

21 dicembre 2015 ore 15:19, Lucia Bigozzi
Fi, Cattaneo: 'Se Verdini ci svuota dei suoi affini è un'opportunità. Salvini? Ha bisogno di Silvio'
“Verdini svuota Fi? Se la svuota di chi è affine al suo modello politico, per noi è un’opportunità. Berlusconi dovrebbe fare un pit-stop e ripartire, senza inseguire nessuno”. E ancora: “In una logica di coalizione, il primo ad avere bisogno di Berlusconi è Salvini”. Due nodi che Alessandro Cattaneo, dirigente nazionale di Fi, prova a sciogliere nell’intervista a Intelligonews, ragionando anche di come deve essere il centrodestra e di come, oggi, non è. 

Come valuta a cosa risponde a Verdini che annuncia che “svuoterà” Forza Italia?

«Se uno come lui dice che la svuota, per noi può essere un’occasione; nel senso che Verdini interpreta un modello di politica distante dal mio e se porta chi è affine a quel modello fuori da Fi, per noi può diventare un’opportunità».

Nell’intervista a Repubblica fa capire di stare valutando l’addio a Fi. Che effetto le fa e che succede nel suo partito?

«Sono uno di quelli che dice che Berlusconi dovrebbe invertire il meccanismo».

Cioè?

«Dovrebbe dire a tutti: guardate, io per fare una bella opposizione non ho bisogno di tutti i parlamentari, ne ho fin troppi. Del resto, la Lega nel 2013 ottenne una percentuale di consenso bassa e portò in parlamento una pattuglia esigua, mi pare un quarto di quella di Fi ma in Italia non se ne è accorto nessuno. Mi spiego: uno può avere 12 o 100 parlamentari ma ciò che conta è quello che propone per il paese e come agisce. Ritengo che tutti questi episodi devono essere letti, davvero, come un’occasione per fare un pit-stop serio e ripartire alla grande; e non inseguire chi pensa di doverci costringere all’inseguimento»

Ma Polverini lamenta un problema in Fi, non è una boutade. Anche la sua eventuale uscita sarebbe un’opportunità?

«Ribadisco, io dico che serve un modello di partito con regole e punti fermi di programma: chi è coerente con questo schema, bene; chi non lo è … beh… ce ne faremo una ragione. Non ho nulla contro la Polverini, né di particolarmente positivo né di particolarmente negativo. All’esterno queste probabili partenze o quelle già avvenute danno l’idea di un deterioramento, invece da dentro io le leggo davvero come un’opportunità se, però, cambiamo marcia in maniera decisa».

In che modo? Gravitando nell’orbita di Salvini? Che centrodestra state costruendo? Il rischio è di una Cdl 2.0 che però ha già fallito. 

«Credo ci toglieremo delle soddisfazioni alle amministrative come già accaduto a Venezia e Arezzo. Sono vittorie che dicono che l’elettorato di centrodestra esiste ed è maggioranza. Bisogna intercettare il consenso e così come siamo sicuri a livello amministrativo, dobbiamo farlo anche a livello nazionale. I segreti di quei successi sono molto semplici e vanno replicati per le politiche: grande credibilità dei candidati, parlare di cose concrete e di cose di centrodestra. Insomma, pane al pane e vino al vino»

Quale è la fatica di Fi di stare accanto a un "caterpillar" Salvini che per esempio sulla sfiducia alla Boschi non ha gradito la mossa di Berlusconi e minaccia di far saltare l’alleanza? 

«Noi dobbiamo dire le nostre cose e quando lo facciamo arrivano i risultati; non c’è da inseguire nessuno».

Insisto: Verdini dice che sta nel centrodestra, idem Alfano e Fitto. Quindi state dalla stessa parte ma che centrodestra è?

«Beh, anche mia sorella sta nel centrodestra ma poi bisogna vedere i voti che ha e dico questo anche a me stesso. Penso che il centrodestra sia destinato a una profonda riorganizzazione. I tentativi di Verdini, Alfano e Fitto - ci sono anche persone che stimo mentre altre no – più o meno strutturati, altri maldestri, sono il sintomo dell’influenza del centrodestra non sono la cura di uno schieramento che ha la febbre. La cura bisogna trovarla insieme e  secondo me, se tutte queste persone volessero veramente stare nel centrodestra – piacesse o no – devono passare dalla figura di Berlusconi e il primo che in una logica di coalizione ha bisogno di Berlusconi è Salvini»

Cosa insegna il voto in Spagna?

«La mia prima percezione è la crisi dell’Europa. Mi preoccupa il comune denominatore che torna in più paesi, ovvero populismi e proposte di rottura di sistema. Che il sistema non funzioni sono io il primo a dirlo ma immaginare di poterlo curare con una crash totale è sbagliato. E’ molto più faticoso correggere il tiro da dentro. Il voto in Spagna lo leggo come l’ennesima avvisaglia che i burocrati europei non sentono, che dice cosa non va dell’Europa, oltre al rischio che venga seriamente minata alla base»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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