Chiude l'ospedale giudiziario di Secondigliano, a 4 anni dalla legge è caos

21 dicembre 2015 ore 15:35, Americo Mascarucci
Chiude l'ospedale giudiziario di Secondigliano, a 4 anni dalla legge è caos
Chiude i battenti l’ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano in virtù dell'entrata in vigore della legge del 2012 che prevede la chiusura dei manicomi criminali e la loro sostituzione con le Rems, residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. 
Le nuove strutture sono di competenza regionale e quindi la loro realizzazione sul territorio spetta alle Regioni.
In realtà però a quattro anni di distanza dall'entrata in vigore della legge gli ospedali psichiatrici continuano ad ospitare i detenuti malati di mente perché le Regioni, tanto per cambiare, si sono trovate del tutto impreparate a realizzare i nuovi centri. 
Ad oggi sono soltanto 22 le strutture realizzate.
Pertanto diversi ospedali sono ancora in attività ad iniziare da quelli di di Montelupo, Castiglione delle Stiviere, Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa e Reggio Emilia per i quali al momento è impossibile stabilire una data per la chiusura. Gli enti locali hanno ricevuto circa 50 milioni di euro per edificare ed organizzare i nuovi centri che, per legge, non possono ospitare più di 20 persone. In Italia al momento ce ne sono 22, un numero insufficiente ad assorbire i 689 detenuti con problemi psichici ospiti degli opg alla data dell'uno aprile di quest'anno, giorno in cui formalmente i cosiddetti manicomi giudiziari hanno smesso di esistere. Pertanto a partire dal primo aprile di quest'anno nessun detenuto può più essere ristretto in queste strutture. Ci sono dunque da ricollocare ad oggi circa 160 detenuti tuttora ricoverati negli ospedali psichiatrici di fatto "fuorilegge" mentre per circa 450 si è già provveduto al trasferimento nei nuovi centri. 
Da oggi dunque dalla lista degli ospedali psichiatrici ancora in attività va cancellato quello di Secondigliano, definitivamente chiuso anche a causa delle gravi carenze strutturali in cui versava.

"Siamo davanti a una svolta anche culturale - dice Roberto Piscitello, magistrato e direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - perché gli internati con problemi mentali saranno trattati soltanto da un punto di vista sanitario e non penitenziario. Ci troviamo davanti all'abbandono del concetto di custodia tradizionale, tanto che le strutture sono di diretto controllo del Servizio Sanitario Nazionale e non del Dap". 
In ambienti giudiziari si vedono, invece, più le ombre che le luci di una riforma che, dicono alcuni magistrati, "non ha tenuto conto della realtà. Ora ci troviamo a dover gestire anche casi di detenuti ritenuti pericolosi - spiegano - che non possiamo mandare in carcere e neppure nelle Rems perché sono sature".

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