Tutti Fratelli. Alcuni senza laurea...

21 febbraio 2013 ore 14:03, Francesca Siciliano
Tutti Fratelli. Alcuni senza laurea...
Venghino si'ori, venghino... fra tre giorni si vota. E mentre su media e web impazzano vademecum al dettaglio su come, cosa e dove votare, politici e politicanti continuano nella loro imperterrita battaglia a colpi di offese e “genialate” last minute.   OSCAR ALLA COERENZA. «Dimissioni irrevocabili da presidente in Direzione». Con queste parole affidate dapprima a un tweet, Oscar Giannino lascia Fare per fermare il declino, ponendo fine al tira e molla successivo al caso “master taroccato” (a cui nel frattempo si sono aggiunte due lauree messe in curriculum e mai conseguite). «I danni su di me, per inoffensive ma gravi balle private, non devono nuocere a Fare», ha commentato il giornalista. Che rimane il candidato premier di Fare. Si dimette da presidente del partito, dunque, lasciando la poltrona a Silvia Enrico, giovane avvocatessa di ferro, ma non da candidato premier: impossibili le “dimissioni” dalle liste già presentate. «La decisione sulle sue eventuali dimissioni se eletto, Giannino la prenderà dopo le elezioni», sostiene la Enrico. Chi sbaglia paga, dunque. Chi mente sbaglia due volte. Chi mente per ingannare sbaglia tre. Ma siamo così sicuri che serva la laurea per far politica?   INVITO AL VOTO CON IL CU...  Parafrasando i cartelli di Stefano e Ferdinando, la coppia gay della prima serata a Sanremo (copiati poi da Luca&Paolo nello speciale di Ballarò e pure da Gli Sgommati su Sky), due candidati di Fratelli d'Italia in Veneto hanno pensato bene di farsi pubblicità elettorale allo stesso modo. Nulla di male, trovata carina. Peccato, però, che lo spot sia omofobo e greve. Stessa musica in sottofondo, il notturno di Chopen, e stessa inquadratura. «Vota con la testa e con il cuore» recita il primo cartello. Segue poi il secondo: «Non votate con il culo». E il terzo: «Noi amiamo le donne e in particolare Giorgia Meloni», come a sottolineare “mica siam finocchi noi”!. Pessimo esempio, dunque, di come la campagna elettorale possa arrivare a concepire esempi terribili. Come questo, inscenato da Raffaele Zanon e Alberto Romano Pedrina. Fratelli d'Italia? Mica tanto...   IMU, IMU... E ANCORA IMU. Continuano le polemiche sull'Imu e sulla letterina-bluff mandata da Berlusconi a milioni di vecchietti già in fila alla Posta per ritirare la quota versata.  Rivoluzione Civile ha presentato una denuncia alla Procura di Roma. Monti conferma le sue tesi sul tentativo del Cavaliere di «comprare voti». E commenta sprezzante: «Ai cittadini indecisi dico che se decidono di votare Bersani o Vendola non avranno la restituzione dell'Imu: continueranno a pagarla e avranno un aumento dell'Iva né alcuna diminuzione di tasse per famiglie e imprese». Per la serie: fate vobis io vi ho avvisati...   MORE SOLITO (OVVERO: ARIDAJE). Ancora una volta Standard&Poor's ci mette lo zampino. E mentre siamo in una situazione politicamente ed economicamente critica, l'agenzia di rating americana - che stavolta ci ha graziato non tagliandoci nuovamente il rating - ha pensato bene di lanciare un monito che suona più come un avvertimento: «Se il voto sarà incerto rischi sulla crescita». Come a dire: se non ci sarà un'ottima governabilità (soprattutto in Senato) vi sforbiciamo ancora una volta l'affidabilità. Un grado di ingerenza che, a tre giorni dal voto, è sembrato particolarmente fastidioso. A tutti.  
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