Donati (Pd): “Niente veti da Ncd. Scissione Pd? Caro Pippo ripensaci”

21 febbraio 2014 ore 13:18, Lucia Bigozzi
Donati (Pd): “Niente veti da Ncd. Scissione Pd? Caro Pippo ripensaci”
Prima il paese, poi le rivendicazioni degli alleati che non devono trasformarsi nella tela di Penelope. Marco Donati, parlamentare dem e renziano di ferro, commenta la lunga notte di Alfano e Renzi e a Intelligonews lancia un monito: “Qui è in gioco la sopravvivenza del paese”. Un modo per dire che se si tira troppo la corda si può spezzare e se si andasse al voto “ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”. A Civati, a un passo dalla scissione dice …
Onorevole Donati, prima le condizioni al tavolo di maggioranza poi il faccia a faccia con Renzi che ha risposto per le rime ad Alfano. A che gioco sta giocando Ncd? «Qui in gioco c’è la sopravvivenza del paese che viene prima di quella dei partiti che in questo momento, legittimamente, avanzano le loro richieste. Ricordo che su questo governo in formazione c’è l’attenzione del paese e di molti osservatori internazionali. C’è un'aspettativa di fondo legata alla risoluzione di problemi rimasti per anni irrisolti: credo che di fronte a tutto questo serva la responsabilità da parte delle altre forze politiche di stare al tavolo senza pensare a questioni partitiche. Siamo di fronte alla possibilità concreta di una legislatura costituente e sprecare questa opportunità non mi sembra aiuti il paese a uscire dalla palude». Lo stop di Renzi ad Alfano è qualcosa di più di una mediazione? «Penso che ancora non c’è la consapevolezza piena del livello di cambiamento che il premier incaricato vuole imprimere al paese in questa legislatura. Sono convinto che in tanti ancora oggi non abbiano ben compreso la sua capacità politica, la sua determinazione nell’affrontare le questioni. E da questo punto di vista i meccanismi consolidati della vecchia politica su uno come Renzi non esercitano alcun appeal». Ma secondo lei cosa c’è dietro il continuo spostare in avanti l’asticella da parte di Ncd? «Non è il mio pensiero prioritario. Renzi sta tentando di cambiare e ha tutte le condizione e la carte in regola per farlo. Eventualmente se la regola diventasse un atteggiamento ostruzionistico, andremo a votare: penso che di fronte a questo ipotetico scenario a rimetterci sarà il paese ma al tempo stesso sarà chiaro che ci rimetteranno anche quelle forze politiche che rallentano nella scaletta di marcia che il premier incaricato ha indicato. E a quel punto sarà chiaro di chi sono le responsabilità politiche». Ma i vincoli di coalizione possono azzoppare il governo? Renzi ce la farà a caratterizzarlo con la sua impronta innovativa? «Dobbiamo fare un passo indietro a un anno e mezzo fa: un giovane sindaco che si lancia in una sfida complicata come quella delle primarie, compete coi leader nazionali, perde e lealmente sostiene la leadership del vincitore; poi affronta di nuovo le primarie le vince e diventa segretario, tutti dicevano che si sarebbe bruciato, oggi invece è il premier incaricato: tutto ciò dimostra la determinazione e la capacità politica di Renzi, che insisto, ancora molti non hanno compreso fino in fondo. Mi auguro che molto presto se ne accorga il paese perché questo governo può rappresentare davvero una svolta». Civati dice che non voterà la fiducia a Renzi e che è pronto a uscire dal Pd coi suoi fedelissimi. Scissione dietro l’angolo? «Civati ha partecipato a un congresso e ha rappresentato un’area del Pd e molti elettori si sono espressi per lui alle primarie. E’ una fase delicata: è chiaro che se il suo modello è Sipras questo non è il mio modello. Conosco Civati e gli dico di ripensarci: in questi mesi ha svolto un ruolo importante anche nel congresso, ha sempre creduto nelle primarie e nel maggioritario; lo invito a fare una scelta consapevole perché al primo posto ci sono gli interessi del paese non quelli personali. Siamo a quella svolta che tanti di noi hanno sempre evocato: fuori da questo non so che futuro possa esserci». Renzi ‘chiama’ Montezemolo, che significa? Ha a che fare col dossier Alitalia che Renzi vorrebbe intestarsi tra i primi obiettivi centrati? «Montezemolo è un interlocutore autorevole e in questi giorni molti protagonisti del mondo economico e politico sono stati sentiti da Renzi come è giusto che sia. Poi il premier incaricato prenderà le sue determinazioni ma quando si lavora a un governo fortemente innovativo in una fase così delicata per il paese si cerca di parlare con le personalità che svolgono un ruolo importante e Montezemolo è una di queste. Se avessero voluto incontrarsi in gran segreto lo avrebbero fatto e invece si sono confrontati tranquillamente, camminando per strada senza scorta: anche questo è il segno del cambiamento che Renzi vuole imprimere». Sì, ma Alitalia sarà il primo dossier irrisolto che Renzi vuole risolvere? «Il tema di Alitalia è fondamentale anche per le politiche che si vogliono rappresentare, tenendo presente l’importanza strategica del turismo per il nostro paese mai finora valorizzato appieno. Finora Alitalia, purtroppo, ha rappresentato in un certo senso il fallimento della politica e della rappresentanza: dalle scelte sbagliate dei manager pubblici, a certe dinamiche dei sindacati. Penso che possa rappresentare uno dei temi da cui ripartire anche se le priorità dell’agenda di Renzi sono il lavoro e la sburocratizzazione della pubblica amministrazione».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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