L’insostenibile leggerezza della cannabis. L'esperto in terapia del dolore: «Cambiamenti compulsivi e non solo»

21 gennaio 2014 ore 10:28, intelligo
L’insostenibile leggerezza della cannabis. L'esperto in terapia del dolore: «Cambiamenti compulsivi e non solo»
di Ilaria Dioguardi È stata coltivata per centinaia di anni per la produzione di fibre di canapa e per le presunte proprietà medicinali e psicoattive. Oggi è oggetto di un dibattito che spacca in due l’Italia, divisa tra favorevoli e contrari alla legalizzazione delle droghe leggere. Ma quali sono effetti, rischi e danni della cannabis sulla salute? Lo spiega in un’intervista a IntelligoNews la Dottoressa Sara Tigano, Medico Specialista in Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore. “Se ne parla molto, ma spesso non si sa veramente cosa sono. La marijuana identifica le infiorescenze femminili essiccate delle piante di cannabis. Contiene il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), componente che dà alla pianta la proprietà di stupefacente”, spiega la Dottoressa Tigano. “A livello cerebrale esistono dei recettori per i cannabinoidi, gli effetti nel cervello sono molteplici e variano a seconda della dose, della via di somministrazione e dell’esperienza dell’utilizzatore”. L’intossicazione da cannabis cosa può provocare? «Cambiamenti dell’umore nella percezione e nella motivazione. La cannabis produce complessi cambiamenti compulsivi e aumento del desiderio di cibo. Si possono verificare panico, psicosi acuta, allucinazioni. A volte, si possono manifestare disturbi psichiatrici (come ansia e depressione) in soggetti con predisposizione genetica». È possibile interrompere l’uso di marijuana in qualunque momento? «No. La marijuana può sviluppare tolleranza, dipendenza e astinenza. La tolleranza compare anche solo dopo poche dosi e altrettanto rapidamente scompare, è la perdita di risposta dopo la somministrazione ripetuta di una sostanza: il soggetto ha bisogno di una dose maggiore per avere l’effetto precedente ottenuto alla dose inferiore. La dipendenza è un insieme di sintomi che si verificano quando si continua l’uso di una sostanza nonostante la presenza di notevoli problemi correlati alla sua somministrazione. Quando una persona interrompe l’uso di una sostanza che assumeva quotidianamente entra in astinenza: quella da marijuana provoca disturbi del sonno, irrequietezza, nausea, crampi». Gli adolescenti sono più a rischio? «Sì, l’adolescenza è il periodo più delicato, i giovani sono più fragili, più propensi a nuove esperienze e con difficoltà riescono a capire quando è il momento di fermarsi. I ragazzi che fanno uso di marijuana possono essere colpiti da sindromi da demotivazione giovanile, che provocano allontanamento dalle attività sociali. Alcuni adolescenti smettono di avere alcun interesse per la scuola, il lavoro ed altre attività». Cosa ne pensa dell’uso terapeutico della cannabis? «Non è semplice pensare a questo utilizzo perché l’azione terapeutica è accompagnata dagli effetti psicoattivi di cui ho parlato. Non esistono studi che dimostrano l’esistenza di un reale vantaggio rispetto al trattamento farmacologico convenzionale. I principali utilizzi chimici possibili sono l’antinausea e l’aumento dell’appetito, soprattutto nei malati oncologici. Molti studi stanno valutando l’utilizzo di queste sostanze per il trattamento del dolore: i cannabinoidi non sono proprio analgesici (come la morfina), ma possono interferire sulla trasmissione del dolore». Cosa si sa di quello che si fuma? «Molto poco. Quello che si fuma è un preparato proveniente da altri Paesi (spesso non si sa quali) e non si è a conoscenza di quanto sia concentrato il THC».
autore / intelligo
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