Lobby gay in Vaticano: tra realtà e "Codice Da Vinci"

21 gennaio 2014 ore 11:33, Americo Mascarucci
Lobby gay in Vaticano: tra realtà e 'Codice Da Vinci'
Monsignor Angelo Becciu
, sostituto alla segreteria di stato del Vaticano, è stato chiaro: “Basta chiacchiere, calunnie ed illazioni, chi sa parli o taccia”. Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate ai media svizzeri da  Elmar Mader, dal 2002 al 2008 comandante delle guardie svizzere, l’esercito del Papa. L’ex comandante ha denunciato l’esistenza di una potente lobby gay all’interno dei sacri palazzi, potente quanto pericolosa, capace di mettere a rischio anche la vita stessa del Pontefice. Nomi di possibili aderenti a questa lobby? Nessuno. L’ennesima denuncia senza prove circostanziate o fatti concreti. Monsignor Becciu ha invitato Mader a riferire personalmente a lui vicende che potrebbero dimostrare l’esistenza di questa lobby e i nomi delle persone che ne farebbero parte. Il vice di Parolin ha specificato che, il primo a volere chiarezza, è papa Francesco stanco di leggere sui giornali italiani e stranieri, di complotti e di veleni che poi, all’atto pratico, non trovano riscontri concreti. O almeno non emergono dalle indagini avviate dai competenti uffici. L’estate scorsa si parlò di lobby gay in riferimento alla nomina di monsignor Battista Ricca a prelato dello Ior. Una nomina fortemente voluta da Francesco per avere un proprio fidato referente nella banca vaticana. Uscirono sulla stampa indiscrezioni circa presunte tendenze omosessuali di Ricca e racconti inerenti condotte poco limpide del monsignore. Ci fu chi arrivò ad ipotizzare che Bergoglio fosse rimasto vittima della lobby gay. Anche in quel caso a far trapelare certe informazioni, furono fonti anonime ma definite attendibilissime dagli autori dei servizi. In realtà poi il clamore si sgonfiò perché, all’atto pratico, nessuna di queste informatissime fonti anonime uscì allo scoperto portando le prove delle accuse mosse. Molti ebbero il sospetto che, come avvenuto con l’affair Boffo, fossero stati costruiti dossier a tavolino per infangare il prelato e minarne la credibilità agli occhi del Pontefice nel momento in cui, proprio attraverso Ricca, Francesco iniziava a fare pulizia all’interno dello Ior. Insomma dopo l’ennesima denuncia sull’esistenza della lobby gay in Vaticano, il Papa ha detto basta ed ha incaricato la segreteria di stato di fare piena luce. E così monsignor Becciu, con un’intervista a Repubblica, ha invitato l’ex comandante delle guardie svizzere a rendere conto delle affermazioni rilasciate alla stampa svizzera, fornendo nomi e cognomi dei presunti componenti di questa potente lobby. Ancora di più, se come sostenuto da Master, questa lobby potrebbe addirittura mettere in pericolo la vita stessa del Pontefice. Il sospetto è che più di qualcuno abbia preso troppo sul serio i romanzi di Dan Brown, arrivando forse a confondere troppo la realtà con la fantasia. E se ai tempi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI il fulcro di tutti i misfatti vaticani era l’Opus Dei, adesso ogni nefandezza ha origine nella lobby gay, composta da vescovi e sacerdoti che, mentre di giorno complottano contro il Papa e la Chiesa, la notte se ne vanno in giro per i locali a fare sesso. Per carità, tutto è possibile, ma perché allora se tutti sanno nessuno parla? O meglio ci si limita a diffondere notizie soltanto sui media, nascondendosi dietro l’anonimato? Hanno forse paura che spunti il monaco del “Codice da Vinci”?
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