La Germania si riprende il suo oro: mosse e contromosse in attesa del piano Draghi

21 gennaio 2015, intelligo
La Germania si riprende il suo oro: mosse e contromosse in attesa del piano Draghi
di Gianfranco Librandi
Riprendono a circolare le voci sui trasferimenti di oro che i vari Stati hanno depositato nei caveau di altri Paesi, e in questi giorni si osserva il trasferimento del prezioso metallo di proprietà tedesca custodito nei forzieri francesi e statunitensi. In pratica è parte integrante di un programma avviato ormai nel 2013 che prevede un rientro programmato della riserva aurea tedesca (374 tonnellate detenuto in custodia dalla banca centrale francese e 300 tonnellate detenute dalla Federal Reserve). Il rientro a tranche è parte del programma che prevede il trasferimento sin dall’origine (2013) e che avrà termine nel 2020. L’obiettivo finale è quello di riportare nella pancia della Banca centrale tedesca circa la metà delle 3391 tonnellate di oro che rappresentano la riserva aurea della Germania. In pratica la Germania intende rientrare in possesso di tutto l’oro custodito in Francia e una riduzione dal 45% al 37% di quello detenuto dalla Federal Reserve. Nessun rientro invece per quanto riguarda l’oro tedesco custodito nei forzieri della Bank of England (13% del totale). La mossa in realtà insospettisce sin dall’origine, ma nei fatti nulla di precipitoso e quindi è del tutto lezioso accostare l’operazione che, lo ricordiamo, è un’operazione programmata, e durerà fino al 2020 anno in cui si concluderà il programma di rientro. Riportiamo per cronaca, le preoccupazioni sollevate da alcuni osservatori che vedevano sin dall’origine (e ogni volta che il programma ha ripreso vita seguendo il programma originario) la preoccupazione per i burocrati tedeschi di verificare la reale “presenza” del prezioso metallo in mani straniere ma di proprietà del popolo tedesco. Tuttavia la questione o la possibilità che ci sia qualche dubbio sull’affidabilità del custode sono leziosità diplomatiche invero piuttosto dubbie. E allora perché si è reso necessario l’avvio di questo programma? In una nota della Bundesbank del 2013 leggiamo quanto segue: “Con questo nuovo piano, la Bundesbank si sta concentrando su due funzioni primarie delle riserve auree: costruire la fiducia e la sicurezza nazionale, e la possibilità di scambiare oro con valute estere in un breve lasso di tempo”. Le ipotesi che si possono “montare” sull’argomento sono sicuramente (quelle più ovvie) relativo a un futuro crack dell’Euro o del Dollaro Usa, però, andando oltre ogni prevedibile o prevista eventualità, tutti gli Stati hanno un “piano d’uscita” programmato contestualmente alla sottoscrizione dell’omonimo piano ma in “entrata”. Consideriamo l’operazione ordinaria amministrazione; la Germania sta operando questo trasferimento dal 2013 e soprattutto non c’è niente di segreto. Riguardo all’accostamento dell’operazione alle vicende prossime dell’Euro, nell’immediato a essere più in pericolo è il Dollaro Usa che dopo aver profuso sforzi immani per svalutare è seriamente minacciato di essere oggetto di una forte rivalutazione sull’Euro, ma anche di questo gli Stati Uniti avranno tenuto conto sicuramente. Dobbiamo solo attendere Mario Draghi e guardare quali sono i piani “B” in tema di politiche monetarie degli Stati concorrenti.
autore / intelligo
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