L'orgoglio toscano risponde alla Regina Elisabetta: "Venga lei al Palio di Siena"

21 gennaio 2016 ore 10:33, Lucia Bigozzi
Il solito caratteraccio da toscanacci irriverenti. Qualcuno potrebbe pensarla così ma “toscanaccio” in Toscana è sinonimo di un orgoglio antico, sana testardaggine, poco incline a seguire i desiderata degli altri, fosse pure la Regina di Inghilterra. Un no, se ben ponderato, non si nega a nessuno nella terra di Dante. Neppure alla testa coronata più importante dell’Occidente. E così Siena spedisce il suo “no, grazie” a Buckingham Palace da dove era partita la richiesta - caldeggiata direttamente da sua Maestà Elisabetta II per il suo proverbiale amore per i cavalli – di avere a Londra il Palio di Siena in occasione del super-compleanno della regnante arrivata in gran forma alla veneranda età di 90 anni. Il motivo del gran rifiuto comunicato alla società che si occupa dell’organizzazione della cerimonia in calendario a maggio nella City, sta in poche, chiare, parole: “Non ci sono le condizioni”. Così parlò il Magistrato delle contrade, alla fine di una lunga valutazione proprio con i rappresentanti dei contradaioli che, da sempre, sono l’anima del Palio. In realtà Siena non ha ancora messo nero su bianco il gran rifiuto ma quel “non ci sono le condizioni” declinato a sua volta dalla società che lavora ai preparativi, la H Power Group, fa capire che le condizioni e le garanzie chieste dai vertici del Palio non sono realizzabili oltre Manica per “trasferire” e replicare sulle sponde del Tamigi ciò che per due volte all’anno accade in Piazza del Campo. Ma come dire no, totalmente, a una personalità di rilievo come la regina Elisabetta? Anche qui interviene la toscanità di machiavellica tradizione: non un no chiuso, ma un no aperto all’opzione alternativa che Siena ha rilanciato nel green del Palazzo Reale: “Inviteremo formalmente la regina a venire a Siena, per vedere il Palio direttamente dalle finestre di Palazzo pubblico”, spiega il sindaco della città toscana Bruno Valentini. Come a dire: se Maometto non va alla montagna…

L'orgoglio toscano risponde alla Regina Elisabetta: 'Venga lei al Palio di Siena'
COSA E’ SUCCESSO. Nel novembre scorso il Palio riceve la richiesta della H Power Group tramite la project manager Rebecca Lewis Lalatta. La manager spiega che l’invito era diretto desiderio della regina vista la sua passione per i cavalli. Da Siena chiedono lumi ulteriori su come rendere possibile l’evento rimandando però la decisione finale alle contrade senesi. Ma dopo lungo dibattere, alla fine ieri è arrivato il comunicato del Magistrato delle contrade a dire che “H Power group ha deciso a malincuore di rinunciare”, perché “la durata complessiva del programma della parata dovrà essere contenuta nell'arco di 90 minuti; pertanto, non è possibile allestire uno spazio temporale minimo sufficiente per rappresentare compiutamente l'idea del Palio storico di Siena”. Tra le pieghe del no senese, c’è la considerazione espressa dal primo cittadino e che raccoglie le perplessità dei contradaioli su “come raccontare Siena senza snaturarla. Non vedrete mai un alfiere o un tamburino fuori da Siena. Non sono giocolieri ma contradaioli che raccontano una storia lunga secoli”. Orgoglio da “toscanacci”. Le contrade volevano avere la garanzia di “poter rappresentare la tradizione e la storia di una città con una cornice e con un tempo adeguato”, osserva il sindaco, mentre il Magistrato delle contrade aggiunge che “il Palio e le sue secolari e storiche tradizioni hanno avuto l’onore di suscitare interesse anche da parte della corte reale del Regno Unito. Tuttavia, per motivi sostanzialmente organizzativi ma anche etici, non ci sono state le condizioni per poter nemmeno affrontare la questione, e la conseguente decisione, nelle sedi deputate: le assemblee di contrada”.

L’UNICO PRECEDENTE. Nella lunga storia del Palio c’è una sola trasferta. Risale al 1938 e fu a Firenze, giardino di Boboli, in occasione della visita di Hitler. Ma anche in quel caso a dettare le condizioni e a chiedere garanzie precise, furono sempre i contradaioli come si legge nel documento conservato nell’archivio storico del Palio: “Sono richiesti uomini delle contrade di provata fede fascista”. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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