La terra brucia, è allarme clima: nel 2015 10 mesi da primato salvo gennaio e aprile

21 gennaio 2016 ore 11:43, Marta Moriconi
La Terra brucia e nel 2015 abbiamo toccato il record, che rischia di ripetersi. Ma davvero alle spalle ci lasciamo la piccola era glaciale? Non sembra proprio dall'allarme lanciato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), che non sarebbe altro che l’ente federale degli Stati Uniti che si occupa di meteorologia. Ma anche la Nasa, l’Agenzia spaziale americana, ha collaborato allo studio. Il rischio più grave è rappresentato da quei 1,62 gradi Fahrenheit, quindi quasi 1 grado centigrado in più, che ormai caratterizza la nostra
temperatura. L'analisi ha considerato il XX secolo e la considerazione che ne è scaturita è una: siamo al livello più elevato degli ultimi 136 anni. Se valutiamo che le rilevazioni si fanno solo dal 1880 si può capire che il picco ha una sua importanza e nasconde anche una sua pericolosità. Il 2014 e il suo livello massimo è già stato superato. Praticamente di anno in anno cresce il caldo e sembra no fermarsi. 
A colpire di più per temperatura da primato è stato dicembre 2015: con i suoi 1,11 gradi sopra la media è stato il mese più caldo dell'anno. Ma attenti: almeno 10 mesi hanno segnato un record per le temperature calde. 
La terra brucia, è allarme clima: nel 2015 10 mesi da primato salvo gennaio e aprile
Gennaio e aprile? Si salvano solo loro. 
A questo punto sorge la domanda: se la superficie terrestre è stata più alta di 1,33 gradi rispetto alla media nonostante le misure che i governi stanno adottando per abbattere questi livelli, cosa altro bisogna fare?
Poco, perché per esempio un fenomeno come El Nino non si ferma, solo sull'effetto serra si può far qualcosa, per fermare anche l'agghiacciante (ed è proprio il caso di scriverlo) innalzamento degli oceani dovuto allo scioglimento dei ghiacciai. 
Il tutto con ricadute disastrose sullo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello delle acque. Infatti paghiamo anche l’estensione della copertura nevosa, l’11ma più bassa dal 1968,ossia dall’inizio delle misurazioni.

Il problema è che la congiunzione secondo gli esperti continuerà anche nel 2016 rendendo quindi l’anno in arrivo ancora più caldo di quello che se ne sta andando. Le temperature dovrebbero aumentare di una quantità che va dai 0,72 ai 0,96 gradi centigradi rispetto alla media. In particolare dovrebbe esserci un incremento di 0,84 gradi oltre la media del periodo che va dal 1961 al 1990 e di 1,1 gradi oltre la media tra il 1850 e il 1899.
Naturalmente queste previsioni cadono come un macigno sui progetti di riequilibrio del clima che da anni gli stati stanno cercando di mettere in atto per cercare di limitare al massimo gli effetti devastanti del surriscaldamento globale: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello degli oceani, la riduzione di diverse specie animali che non trovano più le condizioni climatiche idonee per sopravvivere, i cataclismi, le inondazioni, la siccità diffusa. 
Nell’ultima conferenza mondiale sul clima, la Cop21 di Parigi si sono registrati positivi segnali per ciò che concerne la riduzione delle emissioni di Co2 in atmosfera, dopo che anche la Cina, uno dei Paesi più inquinanti al mondo, ha deciso di attuare le necessarie misure rivolte a contenere e ridurre al massimno le emissioni in aria. Tuttavia questi progressi, timidi per quanto significativi, rischiano ora di essere vanificati da queste previsioni relative al clima nel 2016 che sembrano non lasciare molto scampo a nuovi, inevitabili e pesanti impatti sullo stato di salute del pianeta. Come impedire tutto questo? Quelle che fino alla scorsa settimana sembravano le soluzioni migliore, ora, alla luce di questi nuovi allarmanti dati, potrebbero non esserlo più.

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